Non conto fino a dieci…ma almeno ho imparato a farlo fino ad uno.

E pensare che ero fermamente convinta di aver pubblicato il mio primo post il tredici febbraio di un anno fa. Sarà che il tredici è un numero che mi porto nel cuore, nonostante la scaramanzia e il mio debole per i numeri pari. Sarà che un po’ rincoglionita lo sto diventando anche io, e soprattutto c’è da dire che due giorni in meno di vita virtuale mi avrebbero fatta sentire più giovane, un po’ più pischella, ecco. 

Mi sarà mica venuta la sindrome delle dive della tivvù che si scrollano intere ere geologiche dalla carta di identità?


Aprire un blog era un sogno che mi portavo dietro da tempo: uno di quelli che custodisci gelosamente nel primo cassetto del tuo comodino, tra la lingerie vaporosa ed i vademecum di Nina Garcia. L’idea di aprire un blog era per me uno di quei chiodi fissi che continuano a martellarti per anni nelle vene e nelle tempie, nonostante lo scorrere inesorabile delle ventiquattro ore, nonostante lo studio matto e disperato, nonostante le amicizie che evaporano e gli amori che ti sfanculano. Un anno fa, messe da parte le scuse del “non-ho-tempo” e del “e-se-poi-non-so-cosa-scrivere?”, ho deciso di dare vita a Non Conto Fino a Dieci. E non mi sarei certo aspettata che potesse diventare così grande, così forte, così mio.
Ho sempre amato scrivere, sin dai tempi del liceo: un amore solido, viscerale, che poco importava se venisse consumato con l’inchiostro della biro o con il rumore dei tasti del pc. Scrivere mi rende felice, immensamente: la scrittura è un’adorabile compagna di vita, un’insostituibile valvola di sfogo, l’abito più bello che io possa indossare. Scrivere è il modo di esprimermi che meglio mi si addice: sarà che nel disegno son bravina fino ad un certo punto, sarà che con le parole a volte faccio più danni che bene, sarà che con il decoupage ed i manicaretti sono una vera frana. 
Scrivere su Non Conto Fino a Dieci è ormai diventato per me indispensabile e questo lo devo in parte a me stessa, ma soprattutto a voi, che mi leggete e mi seguite con amore: splendide, instancabili, propositive e piene di voglia di vivere, che manco tutte le lettrici di Vogue America!
E’ a voi che voglio dir scrivere trecentosessantacinque volte grazie.
Perchè per certi feeling, per certi amori non c’è assolutamente bisogno di contare fino a dieci.
Auguri amiche mie, vi voglio bene.

La vostra cattivona preferita,
D.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…