"Non è tempo per noi": donne che non ammettono di essere "sbagliate".

E’ praticamente una vita che ce la prendiamo con la Disney per averci illuse sulla facilità con cui è possibile convolare a nozze con l’uomo dei nostri sogni (bello, gentile, ricco e di sangue blu, possibilmente!), senza però esserci rese conto che la maggior parte delle bugie in amore come-ce-le-raccontiamo-noi-stesse-nessuno-mai.

Partiamo dal presupposto che per le donne essere “rifiutate” e “declinate” – più o meno gentilmente – è una doccia ben più fredda di quelle che ci propinano nei percorsi benessere dopo essere state recluse per mezz’ora nella sauna: le donne, rispetto ai maschietti, si arrendono infatti con più difficoltà all’idea che no, non si può piacere a tutti.
La colpa andrebbe forse data a coloro che ci hanno fatto crescere nella convinzione di essere uniche, speciali ed irresistibili, manco fossimo una Birkin in edizione limitata, quando invece avrebbe avuto più senso farci comprendere che il fatto di essere carine, intelligenti e simpatiche non è in grado di assicurarci una lunga lista di pretendenti ed un matrimonio entro i 30 anni.
A volte servirebbe davvero una voce amica e dissacrante a ricordarci che:
– Il mondo è pieno di ragazze carine, intelligenti e simpatiche tanto quanto te;
– Al mondo esistono almeno sette sosia di Bar Refaeli;
– Se neanche la Nutella e la Coca-Cola piacciono a tutti ed in egual misura, cazz ti aspetti tu?
Di storie di donne che non si riescono a capacitare dell’idea di essere state “scaricate” o – peggio – manco invitate per un primo appuntamento da un “tizio x” ne ho sentite tante quante sono le barzellette su Pierino (la mia preferita rimane quella di una che mi si è messa a giustificare il suo essere stata mollata dopo anni di fidanzamento  – ed il successivo matrimonio di lui con un’altra! – con un impagabile “che ci vuoi fare, è che ci eravamo messi insieme in un momento sbagliato…” – potete facilmente immaginare la mia faccia!).

In precedenza ho già affrontato diversi atteggiamenti di difesa che le donne adottano dinnanzi all’ennesima delusione amorosa: il rifugiarsi nella convinzione dell’omosessualità di chi non ci corteggia, la sindrome dell’avvocato del (povero) diavolo, il dirsi a tutti costi che “non è stronzo, è solo confuso” (per non parlare di quelle che “se ci prova con le mie amiche è solo per farmi ingelosire” – si certo, cocca!) o il fossilizzarsi su un imbecille qualsiasi solo perché un giorno ci siamo svegliate ed invece che metterci la crema idratante, ci siamo dette che “quello è l’uomo della mia vita!“.

Questa enciclopedia vivente di realtà femminili, che potrebbe tranquillamente essere intitolata “Donne che si pigliano per il culo da sole“, è in continuo aggiornamento ed una nota a margine se la meritano sicuramente quella categoria di donne ferite che si rifugia (senza un briciolo di logica) nella filosofia di alcuni cantautori. Mo, pigliate ad esempio quel povero Luciano Ligabue, che di sicuro (dato il contenuto del testo) nel momento in cui ha intitolato una sua canzone “Non è tempo per noi“, mai si sarebbe aspettato (ed augurato) che quelle cinque parole potessero essere depredate ed usurpate da un branco di ragazzine con la sindrome del “vittimismo cosmico”.
Giustamente, uno scrive una canzone sui disagi di un’intera generazione e quelle – non prima ovviamente di essersi definite “piccole stelle senza cielo” o di averci voluto decantare “l’odore del sesso” che un certo tizio aveva addosso (che poi magari vai a scoprire che era quello della crema anti-pediculosi!) – fanno “il copia e incolla” a cazz loro.

Le adepte alla filosofia del “non è tempo per noi” vivono nella beata illusione che il fatto di essere state scaricate via come un sacco dell’umido o non ricambiate manco di striscio, sia solo dovuto ad una questione di “momento”. E non importa se quello magari nel frattempo ha sparso il proprio seme su e giù per il meridiano di Greenwich o se non sembra essere minimamente toccato dalla fine (o dal mancato inizio) della loro storia: per le “non è tempo per noi” tutto questo è solo una questione di “essere la persona giusta al momento sbagliato”. Cioè, giustamente mi pare ovvio: se quello va a convivere con un’altra tre mesi dopo che vi siete lasciati, ad essere “sbagliato” era il momento, mica la vostra relazione. Ah si, non fa una piega.

Scusate, ma ‘sta cosa chi ve l’ha detta? Una delle corteggiatrici di Uomini&Donne?


Amiche mie, la vita è piena di momenti più o meno sbagliati, ma è anche vero che nella vita non si possono dare troppe responsabilità al “tempo”: così come i momenti, nella vita esistono storie, infatuazioni e persone “sbagliate”. Ed a volte – anche se fa male dirselo – quelle persone lì siamo proprio noi.

Che poi, non sono forse gli esseri umani a gestire questo benedetto “tempo”? Voglio dire, ti sbatti una vita intera per incastrare la lezione di pilates con gli orari dell’ufficio e mo vorresti farmi credere che si mandi in malora una (ipotetica) vera storia d’amore per una questione di tempi (pause, intervalli) sbagliati e che, soprattutto, lo si faccia per sempre?
Si, è vero: nella vita ci sono storie che hanno bisogno di prendere una boccata d’aria, ci sono amori che si distraggono, sentimenti che perdono la retta via solo per ritrovarsi (dopo qualche tempo) più forti di prima, ma non sono la regola. Sono una rara (e meravigliosa) eccezione.

Spesso non è una questione di tempo, ma di persone che non si amano, di anime che non si incontrano, di vite che non si appartengono. Spesso, amiche mie (e perdonatemi la citazione gigiona): la verità è che non gli piacete abbastanza. O che non gli siete mai piaciute.

No, non è tempo per noi. Soprattutto di continuare a raccontarci ‘ste fesserie.
Su, cancellate quel numero dalla rubrica, indossate un paio di decoltèe vertiginose ed uscite a bere una cosa con le amiche: è tempo di dirsi la verità e di riprendere in mano la propria vita.