"Non sai mai quanto sei forte finché essere forte è l'unica scelta che hai" – Inspirational post: Katie Piper e le altre donne "senza volto".


Oggi è uno di quei giorni che sono belli solo perché destinati a concludersi. Nessun happy-ending. Tanto stress accumulato (ed altrettanto previsto all’orizzonte) e quel senso di inquietudine che coglie più o meno tutte le donne a pochi giorni dalla tanto agognata mestruazione. (Non ci posso fare niente se il mio ciclo mestruale occupa un ruolo rilevante in tutto quello che scrivo, perciò pigliatevela così com’è.
Si, oggi è uno di quei giorni da affogare nella spensieratezza dei carboidrati e nella comprensione del cioccolato: va bene tutto, purché passi in fretta. Che oggi è andata così. Na bella merda. Eh. Pazienza. (spallucce di circostanza)

Poi, nel momento esatto in cui stavo per toccare l’acme della malinconia (pronta a cantare a squarciagola “All by myself”, avvinghiata ad un barattolo di Nutella con la stessa foga con cui avrei stretto a me l’unico paio di decoltèe numero 39 sopravvissute alla razzia dei saldi), grazie ad un link su Facebook, vengo a conoscenza della storia di Katie Piper. E mi sento subito una grandissima imbecille.

Katie Piper, ex modella classe 1983, porta ancora sul suo volto i segni terribili (ed indelebili) di una violenza brutale subita in prima persona nel 2008: un flirt – quello con il tale Daniel Lynch – che si trasforma presto in un vero e proprio incubo. Le botte, lo stupro, le minacce, le scuse. E poi quel maledetto acido solforico gettato sul volto. Senza pietà.
La violenza devastante subita da Katie – che ora appare sorridente, vestita e truccata di tutto punto mentre conduce un programma televisivo, nei panni di giovane madre o in quelli di fondatrice della Katy Piper Foundation Charity (nata in supporto di tutti coloro che sono stati protagonisti del suo stesso dramma) – è testimoniata (senza filtro alcuno) da alcuni “selfie” pubblicati sul suo account IG: il volto sfigurato, i connotati distrutti, un’identità che ha seriamente corso il rischio di essere dimenticata. Di dimenticarsi.
La storia di Katie, come ben sappiamo, non è purtroppo un caso isolato. Acido o benzina, Roma o Nuova Delhi, ragazzine o donne di mezza età, padri o ex-fidanzati, gelosia o vendetta: tante sono le variabili che possono far prendere vita ad una violenza che ha come fine ultimo quello di violare, rovinare ed annullare l’unicità – e la bellezza – di una donna. 
Vite spezzate. Sogni infranti.
E poi – anche se non per tutte – la rinascita.

“Quando mi guardo allo specchio le mie cicatrici non mi sconvolgono più, mi ricordano solo che io sono più forte della persona che hanno cercato di far soffrire. Ricordate: solo coloro che sono sopravvissuti indossano cicatrici.”

La testimonianza di Katie e di altre “senza volto“è una testimonianza di coraggio e di grande amore per se stesse: donne che nel loro dramma, nel loro percorso di dolore, hanno saputo concimare nuove speranze e nuove prospettive. Sono riuscite a trovare del buono dove altri non sarebbero riusciti a fare altrettanto. Sono riuscite a reinventarsi, ad amarsi (e ad amare), a riscoprirsi forti di una forza che ha del soprannaturale. Ad ispirare e motivare tante altre donne senza volto, senza voce, senza più alcuna speranza.
La testimonianza di Katie e di altre “senza volto” è la prova che se si può sopravvivere ad un volto sfigurato, si può fare tranquillamente altrettanto anche in caso di “periodi no”, relazioni finite ed unghie spezzate.

“Anche nei nostri momenti più bui, le cose possono migliorare. A tutti coloro che si sentono persi nel buio: vi prego, continuate a sperare.

Io, nel frattempo, vado a nascondermi per la vergogna ed ad inginocchiarmi su una coperta ceci.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…