"Non si chiamano corde, si chiamano cime!" – Anche le "cattive" vanno in…barca a vela!

Fino a qualche tempo fa non avrei neanche potuto lontanamente immaginare di ritrovarmi abbracciata ad un cess comune gabinetto, intenta a vomitare anima, corpo e buone intenzioni, come accade alle donne incinta o a quelle bimbominkia in circolazione che si sbronzano con due Bacardi aromatizzati alla mela verde. Tant’è che è successo: io, la regina del pudore e delle good manners (quando me pare a me, ovvio!), mi sono ritrovata nella riprovevole condizione di cui sopra. Un mojito di troppo?! Ma magari! Diciamo che, volendo un po’ parafrasare la situazione, la mia storica vomitata in mezzo al mare è stata la conferma che, in un’ipotetica vita precedente, non sono di certo stata nè la moglie del pirata Barbanera nè la principessa Didone (ricordata, piuttosto che per la sua attitudine alla navigazione, per essere la prima donna vittima delle paturnie di un uomominkia – Enea – di cui la letteratura sia ad oggi testimone).

Si,  la mia prima vacanza in barca a vela non è propriamente iniziata nel migliore dei modi, che a voler essere pignoli, ci sarebbero pure da citare un improvviso guasto auto nel tragitto Roma-Nettuno ed una sosta di quasi due ore (con tutti i borsoni e le buste della spesa ad adornare la corsia di emergenza)  in attesa di essere caricati da una seconda auto per raggiungere la nostra destinazione.
Quindi, qualora qualcuno tra voi abbia avuto l’impressione di assistere ad una sorta di aperitivo nei pressi del Grande Raccordo Anulare, tanto da domandarsi se non fosse il caso di aumentare le ore di sonno o di rivolgersi ad un bravo psicologo, non c’è di che preoccuparsi: quellì lì, con lattine e Pringles in mano, eravamo proprio noi. Ah, e per la cronaca, quella con il gilet catarifrangente e le espadrillas rosa che si spruzzava l’Autan sulle gambe ero io.
Prossimo anno tutti a Lourdes, mi sembra ovvio.
Già dopo il primo bagno in quelle acque cristalline tra Ponza e Palmarola, non è stato però così difficile dimenticare le avversità iniziali: la bellezza della natura incontaminata tutta intorno a noi, il luccichio del sole che si specchia nelle onde, il vento che comincia finalmente a soffiare a nostro favore. Quello stesso vento che distende con energia le vele delle barche, quasi fossero i polmoni di un maratoneta.
  
Il silenzio delle prime ore del mattino e di quelle di un afoso pomeriggio di agosto: le giornate che scorrono lente e leggere, come quando si sfogliano le pagine di un libro, la voglia di
restare lì a prua, sdraiata sul mio telo a farmi coccolare dai raggi del sole, poi seduta a rimirare l’orizzonte blu e sconfinato davanti ai miei occhi.
L’aperitivo delle ore dodici e quello delle diciannove, il profumo di pesce e di capperi che dalla cucina si spande fino a prua: le serate tutti insieme a ridere e a sorseggiare vino bianco, con la musica in sottofondo e le luci degli alberi delle altre barche che illuminano l’oscurità intorno a noi.

La voglia di mettere i piedi a terra, così insita nella natura dell’uomo, che non mi ha sfiorato minimamente in quei giorni lì, sospesa tra il pelo dell’acqua ed il fondale marino. 
 

I giri romantici in gommone per le calette dell’isola, che quelli di “parlami d’amore Mariù” ci facevano un baffo (nonostante gli addominali di lui e il culo a mandolino di lei)! L’entusiasmo di una vacanza insieme, condivisa e vissuta con passione, come quando ci si ritrova a mangiare perfino le briciole di quella fetta di torta così buona. 
Le tue mani che prendono le mie, un bacio attraverso un oblò, la bellezza di un tramonto che ci travolge impreparati, una passeggiata romantica per le stradine di Ponza, con la promessa di tornarci prima o poi per un weekend speciale.

Di tutte le certezze consolidate nel corso di questa vacanza, volendo tralasciare quelle romantiche e quelle più ovvie (tipo quella che “se mangi un pacchetto di Fonzies al giorno, a fine vacanza te ritrovi il punto vita di Moira Orfei!”),  ne porterò con me due in particolare: la prima è che come ci si abbronza distesi sulla superficie dell’acqua, neanche nei migliori solarium di Milano Marittima (e c’è mancato poco che mia madre, nel momento in cui ho fatto ritorno, non mi chiedesse per sicurezza un documento di identificazione e la password del wi-fi di casa!), la seconda è che la prossima volta mi porto dietro pinzette ed uno specchio da borsetta, che vabbè che amo Frida Kahlo alla follia, ma preferirei che il monociglio rimanesse sepolto tra i miei ricordi di infanzia.
Un grazie a tutti coloro che hanno reso questa mia prima esperienza in barca a vela davvero indimenticabile: grazie per avermi accolta, coccolata e fatta sentire come se fossi a casa.
Un grazie speciale va al mio Alfie per avermi voluta con sè, per avermi permesso di entrare a far parte di un mondo a lui molto caro, per avermi regalato un piccolo gioiello di vita.

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…