A te che non sei Chiara Ferragni, ma vali lo stesso.

La mia è la generazione di donne che scorre più o meno parallela a quella di Chiara Ferragni. Non esistono mezze misure: ci siamo noi con la piega alla cazzo di cane ogni sacrosanta mattina, e poi ci sono lei e le altre influencer con al proprio servizio il team di Aldo Coppola anche dopo una svomitazzata nel cesso da overdose di “riso, patate e cozze”.

Non so se è davvero come dite voialtri, che siamo “solo invidiose”: il fatto è che sfogliamo una rivista, apriamo Instagram e ci sentiamo costantemente inadeguate. Ci sembra quasi di aver fallito. 

Abbiamo (quasi) trent’anni ed ancora tutta l’incertezza di un’adolescente sul nostro futuro (che probabilmente ci porteremo dietro da qui all’eternità). Abbiamo studiato, lavorato sodo, osato e ci siamo perfino fatte venire l’ansia e la gastrite: al momento però non è stato abbastanza. Il lavoro part-time in attesa del contratto a tempo indeterminato, il tirocinio non retribuito, lo stage retribuito che ha i mesi contati.

Il lavoro che avresti voluto fare ma è andata diversamente, che come direbbe qualcuno “c’est la vie”. Il lavoro che avresti voluto fare “ma forse avresti dovuto rischiare di più” e grazie al cazzo: se avessi avuto le spalle coperte, avrei rischiato pure io, ciccio. In tutto questo la società – in primis tua madre e tua nonna – ti vorrebbero pure moglie (quantomeno “engaged”, che cavolo), madre amorevole e cuoca provetta possibilmente taglia 40. Dico: ‘na fetta de culo, anyone?!

Abbiamo preso la maturità classica ed il diploma da estetista, abbiamo letto più volte Oriana Fallaci e le istruzioni della lavatrice, ci hanno cresciute da donne libere, dignitose e piene di sogni: poi un giorno ti vengono a dire che le donne di vero successo hanno più o meno la tua età e si chiamano “influencer”. E non sono le eroine dei tuoi libri del cuore, quelle che volano nello spazio anche meglio degli uomini, quelle che sanno mantenere una famiglia anche senza un marito, quelle che almeno sanno dirti il segreto per non far ricrescere i peli prima di due settimane: le “influencer” più in voga spesso sono quelle che nella vita – per fortuna o talento (?) – viaggiano in business class ed indossano YSL aggratis. E cosa dovrebbero esattamente “influenzarci”, scusate? La depressione?! 

Ci sentiamo distanti anni luce da quel mondo fatto di lustrini in cui puoi permetterti un life coach così come un viaggio a Rio de Janeiro su due piedi. Quel mondo in cui ogni giorno la casa pullula di mazzi di fiori freschi, le unghie sono sempre smaltate e si possono ingurgitare cheeseburger e patatine fritte senza mettere su neanche un etto. Un mondo in cui c’è sempre tempo per scattarsi un selfie, mentre tu ti senti costantemente come un fuggitivo con le ore contate perfino la domenica mattina.

E’ un mondo ricco, bello ed invidiabile. Ma non ci appartiene. E’ un mondo che alla mia generazione di donne “tra un lavoro part-time e realtà” non può insegnare niente. Se non a masticare un po’ di quella moda che “tutto molto bello zia, ma con quei soldi me ce compro una macchina, se permetti”.

Ho il privilegio di avere un blog seguito da tante donne come me, uno “strumento” che mi ha regalato soddisfazioni ed esperienze che auguro a chiunque (in un certo senso, mi sento “fortunata” anche io, pure senza YSL aggratis), e voglio come sempre sfruttarlo per lanciare un messaggio: amiche, a Chiara Ferragni & company dobbiamo augurare il meglio (sempre con un briciolo di umanissima invidia, certo) e dopo ogni piccolo grande momento di sconforto (che a guardare certe vite altrui, in questa società in cui ormai si punta tutto alla condivisione, è pure lecito farsi salire il magone…), dobbiamo ricordare che siamo noi ad essere le influencer di noi stesse.

Ogni volta che conquistiamo un pezzetto di felicità. Ogni volta che riusciamo a risparmiare abbastanza da regalarci un viaggio. Ogni volta che superiamo la botta ed il tracollo. Ogni volta che guardiamo negli occhi la persona che amiamo.  Ogni volta che riusciamo a guardare negli occhi chi ci ha fatto del male. Ogni volta che riusciamo a vederci belle allo specchio. Ogni volta che usciamo vittoriose dai saldi. Ogni volta che mangiamo senza il peso del peccato. Ogni volta che abbracciamo una sfida. Ogni volta che abbracciamo, punto.

Siamo le influencer di noi stesse negli attimi di vanità ed in quelli di gioia pura. Siamo le influencer di noi stesse ogni volta che abbiamo il coraggio di piangere e di chiedere aiuto. Siamo le influencer di noi stesse nelle avversità così come nella rinascita. Ed in questo non ci sono soldi, privilegi o likes che tengano.

 

Non siamo “solo invidiose”, siamo solo umane e fragili, con i nostri momenti di sconforto senza un abito di YSL su cui piangere. Abbiate un briciolo di comprensione almeno su questo (visto che la cellulite non la perdonate neanche a Kim Kardashian).

cancella

Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…