Stay Hungry: un nuovo anno ed io ho già fame (di felicità).

Fame. Si, se dovessi usare una parola per descrivere i buoni propositi per il nuovo anno, sceglierei senza ombra di dubbio la parola “fame”: fame non intesa ovviamente come titolo del noto telefilm con i ballerini dalle chiappe marmoree (che hanno comunque il loro perché!), ma come condizione sine qua non della mia esistenza. Perché io ho fame da quando sono nata e allo scoccare di questo nuovo anno non sembro aver fatto grandi progressi sulla questione.

Chi mi conosce sa che se c’era una persona a cui Dio avrebbe dovuto donare il metabolismo veloce, quella persona sono proprio io: io che vivo il cibo come godimento e partecipazione, io che trovo regale una pizza con la mortadella tanto quanto un vassoio di ostriche, io che ad un “cara, se non hai più fame, la pizza lasciala pure a me” rispondo prontamente “ma-chi-te-se-fila” (con la bocca ancora piena, ovviamente).

Io che non temo sapori nuovi (vabbè forse gli scorpioni fritti anche no, eh), io che mangio tutto quello che posto su Instagram (e molto di più), io che vado a correre (un giorno ci andrò, lo giuro) solo per potermi concedere quella sfugliatell’ in più.

Si, Dio: ‘sto metabolismo veloce io me lo meritavo molto più di Adriana Lima e di Alessia Marcuzzi. Che cavolo.

La fame per me è un sentimento e non una sensazione.

La fame non è solo un brontolio dello stomaco: la fame è anche pupille che si dilatano, idee che si sprigionano e sensi che si accendono (ok, ci sarebbe pure da citare il fegato che bestemmia come Trapattoni ai rigori, ma per questa volta sorvoliamo).

Fame è movimento: di pensieri, borborigmi, odori, sapori, sogni ad occhi aperti.

Fame is a state of mind (e prima di me lo ha detto Steve Jobs, mica Solange).

Perché chi ha fame non si accontenta (almeno fino all’ammazzacaffè). Chi ha fame  impara con il tempo a leggere il menù (della vita), ad accostare il vino giusto alla portata (e le persone giuste al proprio fianco), a fidarsi ciecamente solo delle cucine del cuore (che in genere si contano sulle dita di una mano). Chi ha fame è alla costante ricerca (di un panino, di un’emozione), chi ha fame non ha paura di sperimentare (al massimo la prossima volta prenderà la solita lasagna), chi ha fame mangia e vive con più gratitudine (ed impara a non sputare nel proprio piatto, perché si sente già fortunato ad averne uno).

Solo chi ha fame, prima o poi saprà cosa significa sentirsi felici (grazie ad un panino, grazie ad un’emozione).

A questo nuovo anno, immacolato come la tovaglia della domenica, non chiedo poi molto (tanto l’abbiamo capito che per il culo alla Belén serve Steven Spielberg), se non di continuare ad avere fame: fame di viaggi ed esperienze di vita, fame di sfide e di sogni da realizzare, fame di volti nuovi e di mani mai sfiorate prima, fame di occasioni, piccole follie e atti di gentilezza a caso.

(Poi, insomma, se ci fosse la remota possibilità di avere pure quel famoso metabolismo veloce, io sono sempre qui, eh.)

Che questo nuovo anno vi renda affamati e felici.

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Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…