Piacere mio – Random Facts vol.0.1

Ho sempre sognato di essere intervistata. Ovviamente non mi riferisco al modulo online del censimento, nè tanto meno a quelle interviste telefoniche in cui ti chiedono se preferisci il modem o la wireless. Che poi, scusa, ma a te che te ne frega? Non mi riferisco poi certo ai sondaggi di Cosmopolitan.it dove ti chiedono se riesci a raggiungere l’orgasmo o se rientri nel gruppo di quelle che tra un pò manco si accorgono di avere le mutandine all’altezza delle caviglie, nè a quelli che ti chiedono se l’uomo lo preferisci peloso o depilato. In ogni caso, se proprio vi dovesse interessare, preferisco la “via di mezzo”.

E’ un vizio quello che ho: se mi capita di leggere un’intervista su un quotidiano o su un magazine di moda, in cui magari ricorrono domande marzulliane come “L’amore è uno stato di grazia che evolve in disgrazia?” o piuttosto idiote come “E se lui ti tradisce?” (alla quale replicherei senza batter ciglio: “glielo taglio e lo do in pasto ai piccioni“), mi viene spontaneo chiedermi che cosa risponderei al loro posto. Non so, forse dovrei consultare Crepét per capire a cosa corrisponda questa mia mania di farmi delle domande e darmi delle risposte, come se non pronunciassi già abbastanza parole nell’arco delle ventiquattro ore. Io lo so. Lo so che GreenPeace mi ha già schedato nel libro nero de “Le fonti principali di inquinamento acustico ed emissione di anidride carbonica“. Però in compenso faccio la raccolta differenziata. Lo giuro.

Questa delle auto interviste è una mania che mi porto dietro fin da piccola, insieme all’astigmatismo e alle cicatrici post varicella. Considerando che c’è gente che si mangia le unghie o che prova piacere a farsi pisciare addosso a mò di cespuglio, posso ritenermi fortunata.
Recentemente mi sono imbattuta in un post molto carino, in cui l’autrice si è divertita ad elencare quelli che secondo lei sono i dieci piaceri della vita. La mia mente ha cominciato a macchinare senza sosta, probabilmente avevo le pupille dilatate come i protagonisti di Trainspotting  e la stessa espressione intelligente di chi fissa un punto nel vuoto. Ho realizzato ben presto che dieci posizioni, dieci cassetti da riempire, sono pochi, almeno per le mie esigenze. E’ un pò come quando vai a fare la spesa e ti rendi conto solo una volta arrivata alla cassa, che avresti fatto meglio a prendere il carrello invece che il cestino con il manico. Nonostante i miei evidenti problemi di sintesi, mi piace l’idea di condividere con voi la mia top ten, sentendomi per una volta Giorgia Surina ai tempi di Hit List Italia +.


1)La cioccolata fondente. Non esiste ansiolitico o paio di scarpe in grado di sollevarmi nervi e spirito quanto una tavoletta di cacao. E’ una sorta di dipendenza la mia. C’è gente che si fa di cocaina e gente che si fa di cocoa, come la sottoscritta. Rodimenti di culo, nervi a fior di pelle, giornate sfigate che che-te-lo-dico-a-fare, si sciolgono come neve al sole. O come un cioccolatino sulla punta della lingua.


2)Due passi in riva al mare. Nonostante io sia una ragazza di città a tutti gli effetti, con la sindrome cronica del #è-tardi-è-tardi e del #piè-veloce, ogni tanto sento il bisogno di riempirmi gli occhi di sole ed i polmoni di aria pulita, passeggiando beatamente sul bagnasciuga. Un paio di Superga, la brezza sulla pelle, l’odore di salsedine tra i capelli. Ed è amore.


3)Il pisolino delle tre solari. Il sonnecchio beato del primo pomeriggio rientra a pieni voti nella classifica dei dirty pleasures: quei piaceri a cui non dovresti cedere, ma che divengono tali proprio nel momento stesso in cui sai di trasgredire.E’ uno sporco lavoro quello del pisolino pomeridiano. Ma qualcuno dovrà pur farlo.

4)Lo shopping con mia madre. Se esci a fare compere con mia madre sta sicura che le probabilità di tornare a casa a mani vuote sono le stesse che ha Flavia Vento di ricordarsi La Ginestra di Leopardi a memoria. Pane al pane, blazer al blazer, mia madre sa dirti perfettamente quello che ti calza a pennello e quello che ti fa sembrare una conduttrice di Bim Bum Bam ai tempi che furono.

5)Un viaggio con le amiche. Anche se quelle vere scarseggiano, non è indispensabile istituire patti di sangue per trascorrere una settimana fuori casa girls only. Requisiti necessari: pulizia, autoironia, nessuna voglia di fare orge o di rompere i coglioni a lungo termine. Se non ti va di alzare le chiappe neanche per fare il tragitto asciugamano-ombrellone, che cacchio sei partita a fare?

6)Dormire abbracciate al proprio lui. Lo so che da una cattivona come me non ci si aspetterebbe queste smancerie, ma voglio dire, ho un cuore anche io. E ovviamente una brigitte bardot a portata di mano. Accoccolati sul fianco, con le lenzuola sulla pelle, con in sottofondo solo il ticchettio dell’orologio al polso. Awww. 

7)Verbalizzare un esame sul libretto. Se a cifra tonda, tanto meglio. E’ ovviamente un piacere della vita da universitaria. Aria trionfante, sguardo fiero, cuore a tremila: spesso mi immagino come la protagonista di un video anni ’80, magari sulle note di What A Feeling o She’s a maniac. Si, non c’entra una mazza, lo so, ma ho sempre avuto una fervida immaginazione. Ally McBeal mi spiccia casa. (devo chiedere delucidazioni a Crepét anche in merito a questo, ndr!)

8)Ascoltare musica. Se non fossi stonata come una campana sicuramente avrei provato a fare la cantante. Sono cresciuta tra i dischi di mio padre, tra l’odore dei vinili e delle musicassette. Sono passata dai cd di Britney Spears a quelli dei Nirvana con una nonchalance che a confronto il camaleontismo di Rihanna è acqua fresca. La musica mi riempe le vene e i pensieri, scandisce le emozioni e ogni tanto strofina le ferite. Ma a lungo andare sa anche come lavarle via.

9)Il gelato artigianale. Precisamente la coppetta. Questo perchè il gelato nel cono proprio non so mangiarlo. Mi sbrodolo come se avessi sei mesi invece che ventidue anni di Cucciolone e Cornetto Algida alle spalle. Cocco, Pistacchio e Nocciola occupano i tre gradini del podio. Ed è subito diabete.

10)La doccia calda. Ci sono momenti in cui rischio seriamente di finire bollita come le carote nella pentola a pressione. Per me la doccia serale è un vero e proprio rito: che sia dopo la palestra o dopo un’intensa giornata passata sui banchi dell’università, il getto d’acqua calda è una mano santa per la schiena e per i piedini in salamoia. Altro che massaggio thailandese.

E i vostri dieci piaceri a cui non potreste mai rinunciare quali sono?

Colgo l’occasione per abbracciarvi forte e per augurarvi un buon primo maggio.
Almeno per un giorno possiamo appendere al chiodo la tutina da Wonder Woman ed indossare le nostre ballerine preferite.