Questione di…PIERCING : i miei consigli e la mia esperienza.

Lo splendido “tragus” che vedete in foto (okay, sono un tantino di parte, ma d’altronde “ogni scarrafone è bell’ a mamma soja!”) appartiene alla sottoscritta. E di conseguenza l’orecchio con il lobo “ciccione” qui in primo piano è il mio (che ci volete fare, non sono nata “magra” neanche nei più piccoli dettagli!).
Ho preso spunto dalle domande e dalla curiosità suscitate da questa foto pubblicata sul mio profilo Instagram per scrivere un post interamente dedicato alla mia personale esperienza a riguardo: una guida breve e pratica per chi ha intenzione di affacciarsi per la prima volta al mondo dei piercing.
(E magari c’ha una fifa nera che non finisce più.)

[PREMESSAnon sono una piercer o un’esperta del settore, né vanto un numero di piercing superiore a quello dei nei di Bruno Vespa. In compenso, sono un giovane medico con la passione per il rock’n’roll, quindi prendete le informazioni contenute nel post come i consigli di una vostra cara amica con una discreta competenza in termini di igiene e prevenzione. ]
IL PIERCER
 
Qualora decidiate di farvi un piercing è fondamentale (per la vostra salute e per la riuscita del lavoro) rivolgersi esclusivamente ad un professionista del settore: troppe volte ho sentito storie di persone (giovani e meno giovani) che si sono messe nelle mani di piercer “improvvisati”.
Nella vita si può risparmiare su molte cose ma non sulla sicurezza del vostro corpo: un conto è farsi fare la piega a casa dal parrucchiere (al massimo non sarà “sofisticata” come quella realizzata con i prodotti del negozio!), un conto è farsi bucare (letteralmente!) la pelle dal primo scemo che passa.
Quello del piercer è un vero e proprio mestiere (con tanto di qualifica), che richiede tecnica, esperienza e discrete conoscenze anatomiche (la mia piercer, ad esempio, mi ha consigliato di forare il trago di sinistra – e non quello di destra, come avevo richiesto inizialmente – date le dimensioni più idonee alla buona riuscita del lavoro) : rivolgetevi ad uno studio di piercing&tattoo qualificato (io sono andata in uno molto noto di Roma nord), documentatevi su siti ufficiali ed attendibili.
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AGO O PISTOLA? 
 
Chiariamo innanzitutto che il piercer e l’orafo (o “addetto alla vendita di gioielli” che sia) sono due  figure professionali con competenze ben diverse: il primo fa i piercing, il secondo- al massimo – vi fa i buchini della prima comunione al lobo (e pure su questo ci sarebbe da aprire un capitolo a parte!)
Bene, ora ripetete insieme a me:
I PIERCING SI FANNO CON AGO E PINZE (STERILI) E NON CON LA PISTOLA. 
 
Diffidate da chiunque millanti la possibilità di farvi un piercing al naso (all’orecchio, all’ombelico…) con l’impiego della fantomatica “pistola”, questa “tecnica” infatti vi espone a due grandi rischi, quali il danneggiamento dei tessuti (dovuto alla forza dell’impatto) e a quello delle infezioni (la “pistola” – per definizione – non è sterile). Meglio spendere qualche decina di euro in più, che beccarsi un lavoro fatto male (ho avuto testimonianze di piercing al “trago” fatti con la pistola che hanno provocato la perdita di parte della cartilagine!!!). Siete persone, mica del formaggio groviera!
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PREVENZIONE
 
I piercing, come i tatuaggi, necessitano di essere fatti in un ambiente idoneo. Cosa significa? Che il piercer deve servirsi esclusivamente di pinze ed aghi sterilizzati (generalmente contenuti in delle bustine verdi sigillate) così come di guanti, mascherina e teli mono uso.  Il mio consiglio è di rivolgersi ad un professionista che lavori in studio (io a casa a malapena faccio venire il parrucchiere!) e chi vi dia tutte le garanzie in termini di igiene e sicurezza. I “gioielli” usati per realizzare il piercing sono in genere in acciaio chirurgico (a basso rischio di allergie e rigetto).
I PIERCING, SE NON REALIZZATI NEL RISPETTO DELLE NORME IGIENICHE E DI PREVENZIONE, POSSONO ESSERE CAUSA DI INFEZIONI (DA QUELLE BATTERICHE – SPESSO RISOLVIBILI CON L’IMPIEGO DELL’ANTIBIOTICO – A QUELLE PIU’ SERIE COME EPATITI ED HIV. E QUESTE ULTIME, SIGNORE MIE, VE LE TENETE FOR-EVER-AND-EVER).
 
IL PIERCING
 
Se avete deciso di proseguire la lettura nonostante le mie ultime affermazioni – decisamente poco confortanti! – significa che siete davvero motivate nel farvi un piercing (e, a titolo informativo, non siete poi ipocondriache come temevate!)
La scelta del piercing è molto personale e può dipendere da diversi fattori (uno fra tutti, l’estetica). Io ho scelto il “tragus” (che prende il nome dalla cartilagine dell’orecchio su cui viene realizzato) non solo perché lo desideravo da praticamente una vita, ma soprattutto perché mi piacciono i piercing discreti e “raffinati” (d’altronde, per esigenze lavorative, non è che io possa andare in giro con camice bianco ed un “septum” al naso! Sigh! Sigh! Sob!)
Il mio consiglio è di tenere in considerazione più variabili, dall’estetica al dolore (ne parleremo nel prossimo paragrafo), dalle esigenze professionali e da tutte le possibili “conseguenze” (insomma, un piercing al clitoride non lo so mica quanto possa essere un toccasana per l’orgasmo…)
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DOLORE
 
Arriviamo dritti al nocciolo della questione (che lo so che per molte di voi ‘sta storia del “dolore” è di vitale importanza!): a me il piercing non ha fatto male. Certo, non è che c’ho la pelle di un vecchio scarpone, quindi è logico che abbia avvertito un leggero “pizzicottino” nel momento esatto in cui l’ago ha bucato la cartilagine, ma, per intenderci, non sono stata lì ad urlare di dolore tipo la tizia di Psycho sotto la doccia. E se proprio vogliamo dirla tutta, ho trovato molto più fastidioso “ruotare” l’anello da una parte all’altra durante le prime disinfezioni del foro (di cui parleremo nel paragrafo a seguire).
Il dolore può dipendere da diversi fattori: la zona (farsi bucare un capezzolo non è proprio come farsi il secondo buco al lobo…), la bravura del piercer e la vostra soglia del dolore (tipo che se vi mettete a piangere durante lo schiacciamento di un brufolo, lasciate perdere proprio…)
Inutile precisare che quelli più dolorosi siano i piercing ai genitali (mi astengo dal commentare!).
 
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CURA & IGIENE
 
Questo è a mio avviso il punto più importante da tenere a mente e al quale riservare tutte le dovute attenzioni: la cura e l’igiene del piercing sono infatti di fondamentale importanza per la guarigione della ferita e quindi per il risultato finale (apprezzabile dopo diverse settimane). Esse richiedono costanza e (molta) pazienza.
La cura del mio piercing si è articolata in 4 step:
(ATTENZIONE! Piercing come quelli su lingua, guancia, labbra e genitali richiedono iter di igiene di diverso tipo!)
1. INSAPONARE: a me è stato consigliato di acquistare il BETADINE SAPONE GERMICIDA  (lo trovate in qualsiasi farmacia, nel classico flacone rosso) con cui insaponare il gioiello (lasciavo agire il prodotto per almeno tre minuti) cercando di ruotare l’anello da una parte all’altra del buco per far meglio penetrare il prodotto. Come già detto in precedenza, quest’operazione – specie nei primissimi giorni – può essere un tantino fastidiosa (è assolutamente normale, non c’è da allarmarsi!): ho cercato comunque di ruotare il gioiello con delicatezza e mano ferma.
2. SCIACQUARE: rigorosamente sotto acqua corrente, ruotando l’anello da un lato all’altro per rimuovere ogni traccia di sapone.
3. ASCIUGARE: sconsiglio l’utilizzo di asciugamani o garze (anche se sterili), dal momento che l’ideale sarebbe far asciugare il foro all’aria. Per ragioni di logistica ho impiegato il getto d’aria del phon, assicurandomi  che il tutto fosse ben asciutto al termine dell’operazione.
 
4. DISINFEZIONE: una volta lavato ed asciugato, detergevo il foro con della soluzione fisiologica (al posto dei classici lavaggi con acqua e sale – che se non eseguiti correttamente posso irritare la ferita! ). La soluzione fisiologica può essere acquistata in farmacia in fiale pronte all’uso (vi basterà aprirle e versarle sul foro) o nel classico flacone da 500 ml (vi basterà disporre di una siringa con cui prelevare alcuni cc di soluzione, mettere il cappuccio, svitare l’ago e detergere con facilità la zona). Una volta disinfettato, lasciavo asciugare all’aria – questa volta sul serio – con la premura di tenere la zona ben lontana da capelli o altro.

 

 
A me è stato consigliato di ripetere l’operazione per tre volte al giorno (mattina, pomeriggio, sera) finché non fosse guarito del tutto.
CONSIGLI IN PIU’:
 
– Per l’amor del cielo, non toccatevi (né lavate) l’anellino con le mani “sporche”!
Nei piercing più difficili da insaponare correttamente (il trago è uno di questi!), dopo una prima insaponata con le mani, prendete un cotton-fioc imbevuto di BETADINE e andate a tamponare delicatamente i due lati del foro. (Vi potrà essere utile anche nella fase di lavaggio sotto l’acqua corrente!)
Per essere sicure di avere le mani “pulite”, prima di igienizzare il gioiello, insaponatele con il prodotto, sciacquatele, quindi versate altro Betadine e passate all’insaponatura del foro e dell’anello.
MAI, DICO MAI (MAI! MAI! MAI!) disinfettare il foro con alcol, acqua ossigenata o altri prodotti “aggressivi”. Purtroppo ho avuto una spiacevolissima esperienza a riguardo: per eccesso di zelo (avendo timore di non igienizzare abbastanza il gioiello) e senza prima documentarmi a riguardo (quanto sono scema?), sono ricorsa all’impiego dell’acqua ossigenata. Ed è venuto giù l’inferno. Mai avrei pensato che l’acqua ossigenata, usata tante volte per disinfettare le ferite, potesse scatenarmi (in sequenza): rossore e gonfiore del trago, un dolore pazzesco (tanto che per un paio di giorni sono dovuta ricorrere ad un anti-infiammatorio!) ed una brutta infezione (che ha richiesto tanta pazienza, antibiotico per una settimana e cremina antibiotica da applicare localmente). Non auguro a nessuno questa esperienza (purtroppo l’acqua ossigenata macera i tessuti, allenta i tempi di guarigione, favorendo così il sopraggiungere di infezioni): prima di fare qualsiasi cosa, chiamate il vostro piercer. 
– Se notate rossore e gonfiore del foro, accompagnato da dolore (alcune volte è possibile intravedere anche una puntina di pus) non perdete la calma: avvertite il piercer e poi andate dal vostro medico, che sulla base della “gravità” della situazione, saprà cosa consigliarvi. Le infezioni, specie nelle zone più facilmente esposte ad agenti esterni (l’orecchio è una di queste), non sono una rarità: l’importante è mobilitarsi subito e seguire le direttive del vostro medico (più tardi si interviene, più e facile che sopraggiungano complicazioni dell’infezione, come la formazione di ascessi).
Rossore e prurito potrebbero invece essere sintomo di allergia al materiale: anche in questo caso contattate il piercer ed il vostro medico.
Evitate, se possibile, di farvi i piercing nel bel mezzo della stagione estiva (soprattutto se a carico di zone facilmente esposte ad agenti esterni): tra afa, sudore, salsedine, sabbia e notti brave può risultarvi più complicato curare adeguatamente il foro.
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TEMPI DI GUARIGIONE
I tempi di guarigione della ferita sono variabili, in quanto posso dipendere dalla zona in cui è stato eseguito il piercing, da fattori ambientali (alimentazione, esposizione al sole o ad altri agenti), dall’igiene personale, da eventuali infezioni sopraggiunte, dalla capacità dei tessuti di rimarginarsi.
Il mio piercing ha impiegato poco più di due mesi per guarire completamente (nonostante l’infezione), ma ci sono piercing (come quelli all’ombelico) che richiedono tempi molto più lunghi.
Il modo migliore per garantire la riuscita del piercing è avere molta pazienza (e ve lo dice una che, tra antibiotici e cotton-fioc impregnati di Betadine, aveva quasi perso la speranza in una guarigione completa!): non lasciatevi tentare dall’idea di smettere di prendervi cura della ferita o – peggio – di poter cambiare gioiello dopo poche settimane dall’esecuzione del foro! Sinceratevi con il vostro piercer sui tempi di guarigione e su tutte le precauzioni da attuare in merito.
 
Resto a disposizione per ulteriori domande e chiarimenti.
(E già non vedo l’ora di fare il prossimo!)