Come quando sei single e ti rifilano campioncini di profumo da uomo.

La vita è un po’ come quelle commesse della profumeria che dopo averti battuto lo scontrino, con un falsissimo sorriso a 32 denti, ti riempiono la busta (e di conseguenza la casa e la vita) di campioncini inutili.

Carissime, io mi rendo conto di quanto possa essere difficile lavorare a contatto con un pubblico femminile (le make-up-artist de ‘sta cippa da un lato, le “mmm…cos’è un primer?” dall’altro) e di conseguenza è lecito arrivare un tantino rincoglionite al momento “scontrino&saluti”, però signore mie (e mi appello anche alle aziende cosmetiche, alle catene di profumerie e al Papa), qui un minimo di psicologia spicciola la dobbiamo fare, eh.

Ed anche se ci sarebbe molto da dire sulle bustine di shampoo “ricci perfetti” rifilate a quelle con il liscio “Shangai” ed i flaconcini anti-age omaggiati alle quindicenni (a me una volta, con l’acquisto di un profumo, hanno regalato un set di unghie finte che manco le drag queen del Qube, ma o-k-a-y), oggi vorrei soffermarmi su quello che per voi potrebbe essere un banalissimo esempio (ma che nella mente di una donna potrebbe avere dei risvolti a dir poco drammatici): i campioncini di profumo da uomo.

Vi dico solo che rovistando nei cassetti del bagno (nel solito vano tentativo di mettere in ordine) me ne sono ritrovata un numero tale da poterci fare un’esposizione al Musée du Parfum di Parigi. E per ogni boccetta che ho buttato (mi perdonino le genie del riciclo e del DIY, ma non ho alcuna intenzione di usare una colonia in stile U cumpare Turuccio per profumare gli ambienti di casasono sicura che un membro onorario dell’Accademia del profumo si sia tolto la vita.
Quindi direi che è giunto il momento di fermare questa strage di innocenti.

Innanzitutto gli addetti marketing dovrebbero prendere lezioni di statistica: se a questo mondo vige un rapporto di prevalenza a favore del gentil sesso e la maggior parte degli uomini è ancora un timido frequentatore delle profumerie, non esiste che tu comunque continui a produrre una quantità di campioncini “per uomo” come se “This is a man’s world“, che giustamente ‘ste poracce delle commesse a qualcuno dovranno pur rifilarli, no?

Ed è proprio qui che si consuma il dramma: avete una vaga idea di quante donne single ci siano al mondo?

Le “All by myself“, le Carrie Bradshaw mollate all’altare (e senza cabina armadio), quelle che “la verità è che non gli piaci abbastanza” se lo sono tatuato lungo tutto l’avambraccio?! Ecco, non mi stupirei se qualcuna tra loro prima o poi avesse la brillante idea di lapidarvi a colpi di eau de toilette pour homme

Dico, vi siete mai fatti uno scrupolo di coscienza su cosa potrebbe accadere, se la “scaricata di turno si vedesse rifilare proprio il campioncino del profumo del suo ex (quello che è scappato a Bratislava con Janka – 106 cm di gambe, un culo che parla e zero cellulite)??

E prima che qualche luminare di life-coaching possa esclamare “beh, se proprio non le dovesse essere utile…potrebbe sempre regalarlo al padre“: e se quella cliente fosse la “piccola fiammiferaia 2.o”?! E se l’unico modo che avesse per comunicare con il resto della famiglia fosse una busta di “C’è posta per te”?! E se i suoi vivessero in Venezuela? E se..che so..fosse la figlia di uno tipo Pappalardo, che al dopobarba riconosce solo un merito, cioè avvelenare le vipere che attentano alla giugulare???!

Infine, non mi resta che scrivere un accorato appello a tutte le commesse all’ascolto: cosa cavolo mi rifili a fare la boccetta di “Ungaro for Man”, se c’ho la riga in mezzo alla Anna Oxa ed i peli del gatto su tutto il maglioncino?! Ti sembro forse una con la vita sessuale di Jennifer Lopez?! Ma dammi un mini fondotinta miracoloso e l’ultimo rosso Dior!

Minchia, un po’ di solidarietà, ragazze.

E comunque non accontentavi dei campioncini! Se vi fosse venuta voglia di profumi, potete sempre cercare su Nandida delle fragranze da donna (o uomo se siete fortunate), ma anche del makeup per mascherare la vostra cera da neo single depresse, o un orologio per misurare il tempo che passa prima del prossimo insulto alla (povera) commessa di turno.