Quelle del "per sempre". Un diamante? No, un tatuaggio.

Se non avessi intrapreso la mia attuale carriera di studi, che richiede una certa professionalità anche nell’immagine, sono quasi sicura che a quest’ora mi sarei ritrovata con i capelli rosa, uno smiley e sei tatuaggi. Così almeno avrei avuto la scusa per farmi il settimo.
La tradizione vuole infatti che i tatuaggi siano dispari: questo curioso capriccio di numerologia (a cui fanno tutt’ora riferimento i più superstiziosi) sembra essere nato all’interno dell’ambiente marinaresco dell’Ottocento, che da sempre associa alla sfortuna un numero pari di tatuaggi.

Si narra che (jingle di Superquark in sottofondo) il marinaio al primo incarico si tatuasse nel porto di partenza, poi una seconda volta nel porto di destinazione e, infine, una terza una volta fatto ritorno a casa: un numero pari di tatuaggi era quindi associato al momento in cui il marinaio si trovava in balia del mare e degli eventi, lontano dagli affetti e dalla propria terra d’origine. 
Sono sicura che se la tradizione si fosse affidata al mondo delle donne, anziché ricorrere agli usi dei marinai, la situazione avrebbe potuto avere dei risvolti drammatici: pensa se ad esempio qualcuno avesse deciso che “Il momento migliore per farsi un nuovo tatuaggio è quando ti svegli al mattino, apri l’armadio ed esclami ‘ Oggi non ho proprio un cazz da mettermi!‘ “
Io come minimo avrei fatto la fine di Rick Genest, alias Zombie Boy.

Pur non vantando alcun tatuaggio all’attivo, devo confessare che sin da piccola subisco il fascino della pelle incisa a colpi di ago ed inchiostro: ho sempre pensato che i disegni di cui si vestono certi corpi non siano solo vere e proprie forme d’arte, ma soprattutto pagine da sfogliare. Pagine di una vita che scorre, che vibra e che talora si spezza. E questo mio pensiero si è poi con il tempo trasformato in certezza, dal momento che ho avuto modo di conoscere più persone (ed una speciale, in particolare) che del proprio tatuaggio ne hanno fatto l’emblema di un pezzetto della loro vita.
Inutile dire che detesto il tatuaggio cafone, quello fatto per moda o quello ad immagine e somiglianza di certi tattoo che spopolano tanto tra i vip: concepisco piuttosto il tatuaggio, piccolo o grande che sia, come una forma di personalizzazione e di ornamento del proprio corpo. 


Personalmente (e parlo da profana del settore) ho un debole per il genere lettering e per i tatuaggi colorati, old o new school che siano: tra le mie fonti di ispirazione ci sono sicuramente i tattoo kawaii della modella/blogger francese Alice Darling e quelli in technicolor della fotografa Bracket, mentre se dovessi dare il primo premio a chi indossa l’inchiostro con più disinvoltura, direi che la famosa Kat Von D e la dolce Monami Frost se lo contendono alla grande. Anche perchè, preservare la propria femminilità e la propria sensualità con tutti quei tattoo addosso, è un’arte per poche, signore mie!

Ora è doveroso tranquillizzare un attimino mia madre e tutte le mie amiche all’ascolto: no, non ho intenzione di tatuarmi dalla testa ai piedi (anche perché sarei poco credibile nei panni di una tattoed model!), confesso però di avere già un paio di spunti interessanti per quello che potrebbe essere il mio primo tatuaggio. Ma questa…è un’altra storia.
Sono felice di aver ricevuto tempo fa una mail da parte di una lettrice (ciao Irene!) che mi chiedeva cosa pensassi in merito alla filosofia tattoo e quali erano le “dritte” che mi sentivo di dare alle mie coetanee, soprattutto su quale zona del corpo scegliere per un tatuaggio: come ho già tenuto a precisare, non sono un’esperta del settore, ma ho comunque piacere di condividere insieme a voi quella che è la mia personalissima opinione a riguardo.
Partiamo dal presupposto che
il tatuaggio, come il taglio dei capelli o il colore dello smalto della manicure, è un elemento estremamente personale nella vita di una donna: senza dunque nulla togliere ai gusti e allo stile di ognuna di noi, che ci rendono uniche ed irripetibili (in alcuni casi…per fortuna!), è sicuramente il caso di riflettere sul fatto che, per quanto le tecniche di rimozione siano ad oggi sempre più all’avanguardia, un tatuaggio nasce con l’idea del “per sempre” e non del “perché ce lo hanno tutte“. Quindi, come direbbe mia nonna, “pensateci buono“.

1. Il dolore. Il tatuaggio, a meno che non si tratti di un trasferello trovato nelle patatine delle Winx, è doloroso per definizione.  Questo peculiare aspetto del tattooing, potrebbe sicuramente essere un deterrente per le meno convinte, che nella nostra vita siamo già costrette a sottoporci a tante piccole torture “necessarie”, dalla ceretta alla pulizia del viso, ce manca solo il tatuaggio, e poi famo tombola!
Se invece siete inamovibili nella vostra scelta, ma allo stesso tempo vi spaventa l’idea di soffrire troppo, ci sono sicuramente dei piccoli accorgimenti che vengono in vostro aiuto, come lo scegliere una parte del corpo dove la cute sia meno sottile, delicata e a stretto contatto con le terminazioni nervose. Tra le zone più dolorose: viso, lato interno del braccio, mani, inguine, interno coscia, glutei, ginocchia, polpacci, caviglie e piedi.

2. Le allergie. Le reazioni allergiche da tatuaggio possono essere scatenate essenzialmente dall’avvenuto contatto con l’inchiostro o con i guanti in lattice utilizzati dal tatuatore. Nel primo caso, nonostante oggi si utilizzino quasi esclusivamente inchiostri ipoallergenici, è possibile che l’esposizione a certe varianti di colore (su tutti, il rosso) possa favorire il verificarsi di questo tipo di reazioni: non è però necessario allarmarsi, dal momento che le reazioni allergiche da inchiostro si osservano molto di rado. Per quanto concerne l’allergia al lattice, che può scatenare spiacevoli reazioni sulla cute entrata in contatto con il materiale, si tratta di un piccolo inconveniente che può essere arginato mediante l’utilizzo di guanti latex-free. Nei casi dubbi è sempre bene eseguire dei test allergici presso una struttura specializzata.


3. A chi rivolgersi. Nel tattooing è fondamentale rivolgersi ad un professionista preparato, autorizzato e riconosciuto, che lavorerà alla vostra “opera d’arte” esclusivamente con l’impiego di tecniche e materiali di alta qualità: noi donne per la cura della pelle spendiamo fior di quattrini tra scrub, creme solari, cremine anti-age…e mo vorreste risparmiare proprio sul tatuaggio?! E’ inoltre importante ricordare che questa pratica, se non eseguita nel rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti ( come l’utilizzo di guanti monouso e la sterilizzazione dell’attrezzatura) espone ad un non trascurabile rischio di infezione: alcune forme di epatite ed HIV in prima linea. Informatevi, documentatevi ed infine scegliete lo studio più qualificato che faccia al vostro caso.

4. La zona del corpo. In merito alla scelta della zona del corpo, non posso far altro che esprimere una mia personalissima opinione, dal momento che, come già accennato in precedenza, tutte le possibili variabili legate ad un tatuaggio sono l’espressione della sacrosanta volontà e del gusto di ognuna di noi. Fatta questa doverosa premessa, ci sono sicuramente degli elementi che possono guidarci nella nostra scelta: oltre al suddetto discorso del dolore, si può ad esempio prendere in considerazione l’aspetto relativo all’invecchiamento della pelle ( che in primis si manifesta a carico delle zone cutanee più facilmente esposte alla luce solare) o ai possibili inestetismi cutanei (cellulite, cute rilassata, smagliature, alterazioni cutanee post-gravidanza), che nel tempo potrebbero incidere da un punto di vista estetico. Un altro piccolo accorgimento che potreste tenere a mente, soprattutto se come me siete/sarete chiamate a svolgere un mestiere in cui (ahimé) è richiesto un certo standard di immagine, è quello di scegliere una zona del corpo discreta e che possa facilmente essere nascosta da capelli e vestiario durante le ore di lavoro. Infine, dal momento che associo al tatuaggio un concetto di bellezza e di ornamento, preferirei incidere la mia pelle laddove mi sento più a mio agio nel mostrare il mio corpo (ma condivido anche la posizione di chi decide di tatuarsi in prossimità di una cicatrice, vuoi per nasconderla da occhi indiscreti, vuoi per regalarle un significato tutto nuovo).

Sono curiosa di leggere le vostre opinioni ed esperienze a riguardo, magari con qualche contributo fotografico da cui poter prendere ispirazione. Chissà che un giorno io non trovi il coraggio (e la giusta motivazione) di coronare questo piccolo grande desiderio…!