A te che sorridi alla vita e sei molto più bella così.

Avete presente quelli che dicono “sorridi alla vita e vedrai che la vita ti sorriderà a sua volta“?
Ecco, sono stati sempre sui coglioni anche a me.
Se non riesce a sorridere neanche Vicky Beckham, nonostante si svegli al fianco di quel fico sempiterno del marito, non vedo perché dovrei farlo io…” – mi sono detta più volte, congestionata com’ero nel traffico del lunedì mattina e con la stessa cera di Wynona Rider in “Ragazze interrotte”.
E, nonostante per certi versi continui ad essere di questa idea (che comunque per sorridere alla vita dopo essersi specchiate nei camerini di Zara, non basterebbe neanche pigliarsi il tetano, amici!), mi sono dovuta ricredere sui “coglioni” di cui sopra (no, non quelli di Beckham: leggi più su).

Il mio non è stato un cambio di rotta imposto dalla vita (come quando il parrucchiere decide che dovrai uscire dal suo negozio con il carrè biondo platino, anche se gli avevi chiesto “due colpi di sole ed una spuntatina”): è stata proprio una necessità.
L’unica uscita d’emergenza lungo le rampe di scale della mia vita.
L’unica finestra del mio cervello spalancata finalmente sul mare e non sul solito cortile deserto.
Ho iniziato a sorridere alla vita – all’inizio quasi inconsciamente – e la vita ha iniziato a sorridermi a sua volta.
Come quando mi sono pesata al rientro delle ferie e la bilancia segnava quasi due chili in meno, nonostante gli scialatielli alle vongole, la “delizia al limone” gustata in tarda serata per i vicoli di Sorrento, la birra bevuta con falò e fuochi d’artificio sullo sfondo, la pizza mangiata più volte per cena.

Ho mangiato senza sensi di colpa. Ho sorriso al cibo e a chi ha deciso di condividerlo con me. Ho detto “sì” (tanti “sì”) e non solo per questioni di appetito: ho passeggiato quasi ogni giorno da sola lungo la battigia (vincendo il disagio degli sguardi che inevitabilmente si posano su una ragazza ed il suo bikini), ho affrontato strade in salita ad orari improponibili pur di ammirare il panorama da lassù, ho fatto avanti e indietro come una trottola per una città tutta da scoprire, ho detto “sì, viaggiare”. (Che mo vabbè i miracoli, ma il metabolismo veloce alla soglia dei 28 anni e – soprattutto – in vacanza tra Calabria e Costiera Amalfitana, non ce lo avrebbe avuto manco Gisele Bundchen!)
Ho continuato a sorridere alla vita – lasciandomi andare ogni giorni di più – e la vita sta continuando a sorridermi a sua volta.
Come quando ho fatto domande, senza avere paura che le mie fossero domande stupide. E non solo ho ricevuto delle risposte, ma proprio le risposte che desideravo ricevere. Come quando ho scritto a qualcuno che non sentivo da tempo, vincendo il timore di essere stata messa da parte: ho scoperto che in fatto di pippe mentali non mi batte neanche Bridget Jones. Come quando ho lasciato scivolare indietro pensieri negativi. Come quando ho smesso di temere di non piacere agli altri. Come quando mi sono focalizzata sul cambiamento ed il lato rosa della questione. Ho sorriso a qualcuno a cui avevo sempre tenuto il muso. Mi sono aperta a chi avevo sempre tenuto fuori dall’uscio. Ho sconfitto pregiudizi. Ho riso laddove prima mi sarei incazzata. Ed è stato liberatorio. E’ stato come togliersi un macigno dallo stomaco.

Ho capito che nella vita ci sono cose a cui purtroppo non potrò mai porre rimedio perché al di là di ogni mio potere, cose che continueranno comunque a pesare sul cuore, assenze e ferite rammendate che mi faranno sentire sempre e comunque fragile.
Ma a tutto il resto – ciò che ho il diritto di vivere come meglio credo e la possibilità di prendere per il verso giusto – io ho deciso di sorridere.

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…