Spettacolo teatrale 'DONNE e MAFIA': tutte le donne che hanno deciso di metterci la faccia. E non per scattarsi un 'selfie'.

Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio…di cambiare…”

Le parole di Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani – uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone, ucciso anch’egli nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 – riecheggiano ancora oggi nelle orecchie e nella coscienza di molti. Un urlo di dolore e di rabbia che è stato portato in scena – insieme alle testimonianze di molte altre ‘donne coraggio’ – nello spettacolo ‘DONNE E MAFIA‘.

Quelle di Rosaria Costa, Rita Atria, Lucia Borsellino sono solo alcune tra le note battaglie femminili intraprese contro la mafia: lo spettacolo curato da Simonetta De Nichilo – in scena al Teatro Due di Roma fino ad oggi pomeriggio e già premiato nel 2013 come 2° miglior spettacolo al Festival Antimafie e Diritti Umani ‘DIRITTI IN SCENA’ – le ha affidate ai volti, ai gesti, al canto e al talento di sette giovani attrici. Una performance intensa ed ipnotica, una denuncia ‘teatrale’ dura e forte portata sul palco da donne in memoria di altre donne: quelle donne che la mafia l’hanno combattuta mettendoci la faccia. E la loro stessa vita.

Impossibile non commuoversi al ricordo delle donne che, questo benedetto ‘cancro’ sociale, hanno smesso di subirlo e di nutrirlo in silenzio, prendendolo per i capelli e scuotendolo con così tanto coraggio, con così tanta purezza d’animo e voglia di ‘libertà’, da essersi sacrificate in nome della giustizia, della verità e del bene di tutti. Anche di quelli che continuano a tacere. 
Storie di donne comuni: giovani figlie e madri di famiglia, bionde e brune, studentesse e casalinghe, colte e con la terza media.
Storie di donne come noi: donne con sogni, aspirazioni, progetti di vita.
Storie di donne e mafia: vittime, pentite, vedove, orfane di padre, con un figlio o un fratello morto ammazzato. 

 “A megghiu parola è chidda chi un si rici”. (La parola migliore è quella che non si dice.)


Così recita un famoso proverbio, che sembra quasi farsi garante di quel silenzio complice e meschino che prende il nome di omertà. Ed è questo il silenzio a cui le donne coraggio hanno deciso di ribellarsi: le donne coraggio hanno parlato, testimoniato, urlato, denunciato, messo nero su bianco. La voce delle donne coraggio si è nutrita – e si nutre tutt’ora – di indignazione, di fierezza e di sete di giustizia.

Le donne coraggio fanno più paura di qualsiasi pistola o coltello: perché le donne coraggio mute e sottomesse proprio non ci sanno stare.

A qualche settimana dal 25 novembre – giornata mondiale contro la violenza sulle donne – è quasi doveroso rivolgere un pensiero a queste donne che, ancor prima di subirne le conseguenze – ritrovandosi con un corpo umiliato, trivellato, ‘suicidato’ – , la violenza l’hanno sfidata a testa alta.
Quello di ‘DONNE E MAFIA‘ è uno splendido contributo – fiero e disincantato – alla memoria di chi, pur indossando una gonna, la mafia l’ha presa per il colletto e guardata dritta negli occhi.