"T'insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece" (P. Pasolini) : il mio otto marzo.


Inès mangia poco, non sopporta la sua immagine allo specchio ed al cioccolato che attenua le pene del cuore, preferisce un dito in gola. Inès indossa maglioni e calze pesanti, esige molto da se stessa: la prima della classe, la più diligente tra le allieve del suo corso di danza classica. Il dolore della carne viva che preme contro le punte in gesso non fa male quanto le parole di sua madre.

Maria è rimasta incinta e non sa come dirlo ai suoi. Che tanto il padre della creatura che porta in grembo già gliel’ha detto che non ne vuole neanche sentir parlare. Maria si sente sola e perduta per colpa di una piccola distrazione che non potrà mai perdonarsi. Sola e con il pancione in un mondo di obiettori di coscienza.

Camilla è giovane, bella e disinibita. Le sue coetanee sotto sotto la invidiano, perchè Camilla riesce a conoscere ragazzi e a farci l’amore con naturalezza. Esse però non sanno che Camilla, ogni volta che si concede ad un maschio diverso, in realtà vi cerca dentro l’amore di un padre che non l’ha mai voluta.
Barbora è venuta in Italia dall’est. “Che bella che sei Barbora!” – le dicevano – “Vedrai che a Roma ti prenderanno per fare la modella!” Ed invece Barbora a Roma si è ritrovata a fare la ballerina per uomini stanchi, mediocri con le mogli che già dormono a casa.
Fanny non se lo ricorda neanche più il colore dei suoi capelli. Forse un castano ramato. Forse un castano scuro ed intenso. Fanny ha il cancro ed indossa parrucche. Fanny sogna di poter arrivare almeno all’estate, che le pareti blu dell’ospedale non sono dello stesso blu del mare.
Perla stira le camicie e lava i piatti con premura, mette a dormire i suoi bambini come facevano le mamme di un tempo e non come quelle giovani e distratte di ora. Perla aveva tanti sogni da realizzare, ma poi sono arrivati i figli, le bollette da pagare e le botte di suo marito. Perla porta con sè dei lividi che urlano pietà, ma perfino sua madre si gira dall’altro lato nello scorgerli sul suo corpo.
Paola è una studentessa fuori sede: ha lasciato il mare, le vie con i panni stesi ad asciugare al sole ed il suo grande amore in quel sud che ormai sembra così lontano. Paola da grande vuole fare l’architetto eppure ora è costretta a fare la cameriera. E quando capita la babysitter. Paola dorme male ed ogni tanto si addormenta con lo stomaco che brontola per via della fame. Ma Paola è troppo orgogliosa per fare un colpo di telefono ai suoi. “Ho fame, ho sonno, ho bisogno di voi.”
Marta la sua adolescenza l’ha completamente rimossa. L’unico ricordo che persiste è quello dei suoi compagni che la chiamavano “cicciona”. Marta ha continuato a mangiare per stress e per tristezza per anni ed anni, senza che i suoi genitori potessero fare nulla per lei. Marta ora ha perso peso e sembrerebbe una giovane donna felice, eppure quelle ferite e quel vuoto adolescenziale se li porta dietro insieme alle smagliature.
Amira porta sul volto i segni dell’acido e di un marito troppo geloso a cui nessuno si è preoccupato di dare l’ergastolo. A Francesca piacciono le donne e si è perdutamente innamorata di una delle sue migliori amiche: fanno l’amore quando nessuno le vede, ma per tutti Francesca rimane la fidanzata di Marco. Eleonora ha perso il suo unico figlio in un incidente stradale. Gabriella indossa vestiti firmati e sniffa cocaina per lenire la crudeltà del tempo che passa nelle sue giornate vuote, con un marito che aveva sposato per amore ma che ora  pensa solo a se stesso e alle altre. Sandra è una giovane ragazza madre e si sente costantemente addosso gli occhi della gente: sogna una casa tutta sua ed un compagno che la ami. Lucia non crede nell’amore sin da quando era poco più che una bambina: per lei le mani degli uomini sono tutte indistintamente viscide, brutali ed inopportune come quelle di suo zio. Carla è scomparsa quando aveva vent’anni e nessuno, a parte il suo fidanzato storico, sa che in realtà giace in fondo al pozzo dietro casa
Queste e molte altre ancora sono le donne per le quali non è giusto considerare l’otto marzo né come una festa né tanto meno come un punto di arrivo: perchè l’otto marzo non dovrebbe essere solo il giorno della memoria ma anche quello della coscienza. La coscienza delle donne dimenticate, disadattate, umiliate, sfruttate e non tutelate: le donne che soffrono per colpa di una malattia, di un male dell’anima, di una violenza fisica. 
Ed è proprio a loro che io voglio rivolgere il mio augurio: un augurio di pronta guarigione, un augurio di pronta ribellione, un augurio di pronta rinascita
Un augurio ed un abbraccio a tutte quelle donne che ogni giorno lottano, non per meritarsi un mazzo di mimose, ma per conquistarsi il diritto di essere donne in un mondo che spesso si dimentica (e si approfitta) di loro.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…