Tira più un "pelo" di Frida (Kahlo) che un carro di buoi.

Frida Kahlo è la prova tangibile che le famose “quattro settimane di gambe lisce come seta“, promesse da qualsivoglia prodotto finalizzato alla dissimulazione della nostra discendenza dalle scimmie (leggi, ceretta&affini), sono in realtà una chimera della quale si può fare tranquillamente a meno, senza rinunciare alla propria vocazione di icona di stile. A patto che vi chiamiate, per l’appunto, Frida Kahlo.

Devo ammettere di essere venuta a conoscenza della storia e del talento della celebre pittrice messicana in un modo piuttosto insolito: c’è stato infatti un periodo della mia vita in cui mi sono perdutamente innamorata dell’attore Edward Norton, tant’è che, guardando ogni possibile film in cui egli recitasse, dal celebre Fight Club al commovente American History X , finii per imbattermi nella visione di Frida, deliziosa pellicola dal taglio biografico, liberamente ispirata alla vita della Kahlo, che in quell’occasione fu impersonata da un’irresistibile Salma Hayek.
Frida, con la sua natura eccentrica e a tinte technicolor, ha da subito conquistato uno dei gradini più alti della mia personalissima top ten di muse ispiratrici: trovo infatti che la Kahlo abbia conferito alla parola glamour tutto un altro sapore, fatto di originalità, contrasti forti e accessori cult presi in prestito dalla tradizione messicana.
Ed esiste forse altra donna baffuta di vostra conoscenza ad aver fatto lo stesso?
Artista colta e raffinata, un’amazzone moderna ed impavida, una musa unica nel suo genere: Frida è da sempre l’emblema delle guerriere, delle sopravvissute, di quelle che si sarebbero potute arrendere ma che hanno invece deciso di restare. E di resistere. 
Ella, a mio avviso, ha molto da insegnare a noi contemporanee, che spesso ci scomponiamo per due chili di troppo o per un “visualizzato senza risposta” su Whatsapp:  Frida Kahlo, nel corso della sua vita, se n’è fregata altamente dei canoni di bellezza, delle etichette imposte dalla società, di tutto ciò che era conforme alla regola. Frida non ha avuto paura di osare, di esporsi, di sperimentare, di stravolgere certi schemi, di distruggere per poi tornare a plasmare. E soprattutto Frida non ha avuto paura di amare.
Già, amare. 
Ma amare chi? Amare se stessa, facendo di quel suo corpo (mutilato e sofferente) il punto di partenza della propria arte, ed amare gli altri, scavando senza indugio alcuno dentro le proprie emozioni e le proprie ferite con l’aiuto di tempere e pennelli. E non sono forse proprio le donne che amano ad essere le più forti? Quelle donne che non si vergognano dei sentimenti, della propria emotività. Quelle donne che se amano alla luce del sole o sotto il candore delle lenzuola, poco importa: perchè ciò che importa è che amino con tutto se stesse, con tutta la linfa che hanno in corpo.
Potete dunque immaginare il mio entusiasmo nel poter godere da vicino il talento di una delle mie artiste preferite in assoluto: presso le Scuderie del Quirinale (fino al 31 agosto) è stata infatti allestita una bellissima mostra (Frida Kahlo) che racchiude non solo alcune delle opere più celebri della pittrice, ma anche disegni inediti e scatti d’autore a lei dedicati.
L’arte di Frida è una boccata d’ossigeno (e di irriverenza) che merita di essere ammirata dal vivo: colori intensi e vividi, pennellate che sembrano dare vita a tessuti preziosi, ambientazioni tra l’onirico ed il surreale, una carrellata di autoritratti struggenti ed ipnotici allo stesso tempo. 
L’incessante odi et amo per il suo Diego (Rivera), le passioni consumate, i ricordi di bambina, il dolore del corpo e della mente, la spiritualità e la politica, l’amore per il dettaglio, la tradizione e l’insolita civetteria: le opere di Frida Kahlo sono lo specchio della sua natura anticonformista, una finestra sul suo mondo interiore.


Quello di Frida è un chiaro invito a vivere la vita in tutte le sue sfumature, ad amare, a soffrire, a non risparmiarsi mai: il suo sguardo fiero ed intenso sembra quasi voler dire ” qualsiasi sia il tuo corpo, fai di esso il tuo tempio, qualsiasi siano le tue radici, ricorda di annaffiarle sempre con amore, qualsiasi sia la tua vocazione, non permettere mai a nessuno di dire che i tuoi sogni sono troppo grandi”.