"Tu chiamale se vuoi…emozioni (di guerra)": recensione spettacolo teatrale "Italia 15-18"


Non sono mai stata una grande amante della storia: una miscellanea di numeri e date da ricordare, un rincorrersi di rivoluzioni agrarie, industriali e culturali e, soprattutto, ‘na stramaledetta guerra dopo l’altra (manco si fosse trattato di un mondo fatto di sole donne in piena sindrome premestruale).  La storia, per come ce la insegnano da dietro una cattedra, mi è sempre sembrata una materia arida e priva di sentimenti: tutta memoria e zero emozioni. 

Un bel giorno però mi arriva il comunicato stampa di questo spettacolo teatrale dedicato al ricordo della Prima Guerra Mondiale messo su da un gruppo di giovanissimi attori: un po’ scettica a riguardo (ok, lo ammetto, all’inizio ho pensato “madonnasantachepalle“) decido comunque di andare a vederlo, volendomi fidare del buongusto che da sempre contraddistingue le scelte del Teatro Due di Roma. Arrivata in sala, con il mio solito cinismo, mi chiedo se non sarebbe stato saggio portarsi dietro almeno un cuscino da viaggio ed invece, con mia grande sorpresa,  scopro che avrei fatto meglio a ricordarmi di mettere il mascara waterproof.
“Italia 15-18” – ideato e diretto da Alessandra Fallucchi – è uno splendido viaggio emozionale che scava tra le storie comuni dei piccoli uomini e delle piccole donne protagonisti, loro malgrado, del primo conflitto mondiale: un appassionante intreccio di musica popolare, scenari e parole che ha come unica preoccupazione quella di dare voce e volto a chi ha portato sulle spalle il macigno della “grande guerra” (senza avere neanche un briciolo di celebrità). Piccole storie, grandi sofferenze: quello portato in scena dalla compagnia “Il carro dell’Orsa” è uno spettacolo epistolare, una lettura scorrevole, minuziosa e sensibile delle lettere, dei diari e delle testimonianze di chi alla guerra ha prestato braccia, gambe, energie, sogni e la vita stessa. 

Quanta umanità in questa guerra che a me è sempre sembrata così disumanizzata: i soldati di trincea – poco più che ragazzini – immensamente fragili e spauriti nel loro ruolo di eroi (?) di guerra e poi le donne – quante donne! – costrette a fare i conti con un ruolo marginale, che di “marginale” ha avuto solo l’etichettatura maschilista dell’epoca. Donne di cui nessuno si è mai preoccupato di parlare: crocerossine, prostitute del fronte, madri, mogli, promesse spose. Le loro sono storie di orrore e di morte, storie di amore amaro e di baci mai dati, storie di forza e di grande coraggio, storie di fame e di compromessi, storie di mariti da attendere, di figli da allattare, di mariti e di figli da seppellire.

Quella di “Italia 15-18” è una testimonianza viva e toccante, a tratti leggera ed ironica, che non annoia neanche un secondo: una doccia fredda che spalanca gli occhi sui retroscena di sofferenza e privazione che accomunano tutte le guerre. Guerre che non sono fatte solo di strategie ed armistizi, ma anche e soprattutto di piccole storie mutilate, soffocate e taciute. 

Commozione ed indignazione, canti e speranze, memoria ed emozioni.
Si, finalmente non solo storia ma anche emozioni.