Tipi da palestra: ecco quelli da evitare.

Da che mondo è mondo, la palestra rappresenta nell’immaginario collettivo non solo un luogo di fatica e sudore, ma anche un variopinto porto di mare in cui magari riuscire ad attraccare il traghetto giusto. Fosse anche solo per un limone duro nel weekend.
La palestra è un po’ come la spiaggia: non mente. Che se uno c’ha il fisico da fossile del neolitico, lo scopri subito, senza dovergli fare la radiografia la prima volta che ti porta a cena fuori. Dunque, se sei in cerca di una relazione ad alto tasso di muscoli e chiappe di marmo, la palestra è la vetrina più trasparente che tu possa avere sulla fauna da rimorchio in circolazione. Per le altre qualità maschili…mmmh non ne sono proprio sicura.
Come infatti ben sapete amiche, non è tutto oro quel che luccica.
Che ci vuole un attimo a lasciarsi abbindolare da quel bicipite fumante che urla “Adriaaaanaaaah” (anche se magari ti chiami Maria Teresa). Che non è mica detto che se uno è il macho del “plank”, allora sarà altrettanto formato in fatto di galateo e congiuntivo. E che comunque tra uno squat ed un calo di zuccheri improvviso, in palestra spesso siamo lucide come quelli che in discoteca si bevono pure l’acqua del cesso: “Umh che fico quello laggiù...” – e magari poi usa gli stessi calzini di spugna da due settimane. Per dire.
In questo turbinio di sensi e criteri di giudizio obnubilati dal caldo e dagli ormoni impazziti, una cosa però è certa: se uno ti sta sul cazzo in palestra, ti starà sul cazzo ovunque. Nella mia (ancora acerba) carriera da “diversamente palestrata”, ho già avuto modo di farmi un’idea molto precisa sui tipi di maschio da evitare: non a caso ho stilato la top 3 dei palestrati simpatici ed attraenti come cinque serie di burpees da trenta ripetizioni l’una.
1. L’istruttore di ‘sta ceppa
Qesta categoria comprende in primis gli istruttori di ‘sta ceppa junior, quelli che fino a due mesi fa facevano partire rutti e cori beceri dal fondo del pullman in gita scolastica e che poi hanno deciso di diventare “personal trainer”, seguendo un corso di tre settimane a Frosinone. L’ “istruttore di ‘sta ceppa junior” ce l’ha proprio scritto nei reliquati di acne ancora impressi sul suo volto: “sto qui solo per guardà i culi“.
Saliamo ora un gradino, descrivendo la seconda falange oplita della categoria, ovvero gli istruttori di ‘sta ceppa senior. Sono i classici tizi sulla cinquantina, pompati dagli anabolizzanti (triade classica: spalle da Hulk Hogan, punto vita da etoile, chiappe da Alfonso Signorini) e che vantano un consumo giornaliero di albumi d’uovo e proteine da far impallidire la scuola di nefrologia del San Raffaele di Milano. Si sentono irresistibili nella rozzità e strafottenza con cui ti chiedono gli attrezzi perché “servono ar pischello che alleno io“, come se tu invece avessi pagato l’abbonamento annuale per pulire il pavimento. Col cazzo proprio, bello di casa.
2. Il figa’s dead della sala pesi
(Premessa: per chi tra voi avesse ancora dubbi sul significato del termine “figa’s dead”, consiglio di dare un’occhiata qui e poi di proseguire con la lettura.) A questa ben nutrita categoria appartengono uomini di qualsiasi età e foggia fisica (da quello taurino forgiato dalla carnitina, al cinquantenne pelato e con la panza) che probabilmente si sono iscritti in palestra, solo per ampliare il numero di location in cui esibire le proprie doti da “morto di figa”. Ci sono quelli che si limitano ad avere gli occhi costantemente incollati sulle tette e sul culo di qualsiasi creatura femminile si trovi all’interno del loro campo visivo. E poi ci sono quelli che tentano di abbordarti nel bel mezzo di una serie di “leg curl prono” (chissà perché!), sfoderando lo stesso fascino di uno scopettino del cesso. Mollateci, grazie.
3. Il cesso che si sente bello
Per carità, ci sta che la bellezza possa essere un’opinione, ma è evidente che i tizi appartenenti a questa categoria si sentano “belli” perché incapaci di intendere e di volere (o perchè affetti da cecità congenita, boh vai a capire). Ti sfilano davanti tronfi ed impettiti, in genere vestiti come dei canottieri degli anni ’30, sicuri che la loro mole fisica li renda irresistibili agli occhi del genere femminile. Ogni specchio è quello giusto per rimirarsi i muscoli dal deltoide in giù, e solo quelli: perché altrimenti non si spiega come mai vadano in giro con quella faccia e quei capelli. Si sentono talmente belli e piacenti che non sia mai ti venga la malaugurata idea di buttargli un occhio (fosse anche solo per capire “ma che cazzo sta a fa’ quello?”), ricambieranno il tuo sguardo nel giro di 0,02 secondi, perché dotati di sensori “occhio di donna detector”, e si convinceranno così che anche per te sono i più fighi dell’intera sala pesi. Quando magari li hai appena paragonati a Kevin, il conturbante gorilla dello zoo di Berlino.