"Indovina chi mi ha scritto?": la fenomenologia dell'uomo-herpes.


“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” cantava Antonello Venditti e quasi mi verrebbe da pensare che per certi uomini funzioni più o meno allo stesso modo. Anzi, volendo essere cinica (cosa che mi riesce sempre particolarmente bene!), potrei quasi azzardare che Antonellone nazionale co ‘ste due parole messe in fila, abbia voluto parare il culo a tutti quegli uomini che, colti improvvisamente dalla sindrome di Houdini, decidono di sparire per un lasso di tempo più o meno variabile, per poi riapparire come fanno i conigli bianchi dentro al cilindro. Uomini che io sostanzialmente archivio sotto il nome di UMPD (uomo-minkia-psicolabile-desaparecido), dove l’ultimo appellativo latinoamericano-sonante non vi deve trarre in inganno, perchè l’UMPD è ben lontano dall’essere passionale e focoso come l’intera discografia dei Gipsy King, anzi, in genere gode dello stesso sex appeal di una sogliola a bagnomaria. 
 

 

 

Tutte, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo avuto a che fare con un esemplare di psicolabile-desaparecido e se non doveste ancora averne incontrato uno, beh, le spiegazioni plausibili possono essere essenzialmente tre: a) avete la stessa età di Violetta, quella tizia della Disney che pur cantando in spagnolo e pur vestendosi come se fosse una delle protagoniste di Sette spose per sette fratelli, può vantare concerti sold out peggio di Madonna, b) siete fidanzate con lo stesso ragazzo da quando avete perso l’ultimo dentino da latte, c) siete state solo molto fortunate e per una questione di legge karmica, come minimo ora ve ne capiteranno dieci esemplari di fila. 
 
Si, lo so che mi volete bene anche voi.
 
Ad ogni modo, non è certo semplice inquadrare al volo un esemplare di UMPD, dal momento che spesso ti accorgi della sua malattia (perchè di una malattia psichiatrica di certo si tratta!) solo quando risulta essere disperso ormai da diverse settimane. Il desaparecido il giorno prima ti scrive, ti cerca, ti invita per un caffè per poi venir risucchiato via dalle viscere della terra: sparisce senza preavviso, si dissolve come i cuoricini disegnati sul vetro appannato del lunotto posteriore, si asciuga come un brufolo al sole. Senza che tu ne possa minimamente comprendere le ragioni, il desaparecido piglia un fugone che manco i ricercati internazionali per spaccio di eroina: sai, gli avessi detto qualcosa del tipo “sono incinta” oppure “ti amo”, lo avrei pure potuto capire, ma dal momento che niente avrebbe potuto far supporre una simile reazione, non c’è dubbio che il maschio in questione soffra di un profondo disturbo della personalità. 
C’è però da dire che la caratteristica peculiare dell’UMPD non è tanto l’abilità nell’essere facilmente annoverabile nel registro dei presunti morti&dispersi, quanto l’estrema nonchalance con cui egli è in grado di ripresentarsi al tuo cospetto dopo settimane/mesi/anni di silenzio stampa: il desaparecido gode infatti di una qualità assolutamente invidiabile, quale una bronzea faccia da culo, che egli si diverte ad indossare nel momento in cui ti chiede nuovamente di uscire, come se quelle intere ere geologiche, fatte di silenzio e di obnubilamento dei suoi mezzi di comunicazione, non fossero mai trascorse tra di voi.  




Più o meno la scena è la medesima:
“Biiip!” cinguetta con prepotenza il tuo telefonino nel cuore della notte, con il display che illumina a giorno la stanza, che quasi ti verrebbe da denunciare i tuoi genitori per non essersi accoppiati all’epoca dei piccioni viaggiatori o dei segnali di fumo. Comunque. Allunghi il braccio in direzione del comodino, afferri il tuo smartphone e se in un primo momento il numero del mittente dell’sms che compare sul display sembra non dirti niente (questo perchè ovviamente noi donne cancelliamo sempre i numeri degli uomini che non ci richiamano, e mica per una questione di spazio sulla rubrica, ma solo per non cadere in tentazione di mandargli un sms, passando così per la poraccia di turno), mano a mano che scorri le righe del messaggio, vieni improvvisamente colta da sudorazione fredda, tachicardia e crampi allo stomaco: no, non è influenza intestinale, è lui. Quello con cui sei uscita tempo fa, quello che credevi ormai sposato e padre di due bambini, ti ha scritto dopo mesi di silenzio. E lo ha fatto lui per primo (dettaglio che, nella mente provata di una single disperata, assume lo stesso peso che assumerebbe il 50% di sconto da Tiffany & co.). Ecco allora che nella nostra mente scatta più o meno qualcosa del tipo: “Oh-mio-dio. Ohmmiodiooooo. Ma allora è vivo, mi pensa, mi ama! Ed io che pensavo che si fosse dimenticato di me, che non gli fossi piaciuta, che..che…no vabbè, cioèèèè…ora chiamo Ciccia ed anche Cicciuzza…e poi devo assolutissimamente scriverlo nel gruppo “Marco se n’è andato e non ritorna più” su Uattsapp…anzi no, faccio direttamente una video chiamata collettiva su Skype…tanto saranno ancora sveglie…cioè…sono solo le tre del mattino…cioèèèè no, vabbè, come minimo je prenderà un infarto a tutte quante!

L’sms in questione recita in genere così:

Hey ciao! Come stai? Non ci sentiamo da un po’…sono stato molto impegnato ultimamente…mi chiedevo se ti andava di vederci uno di questi giorni…sempre se sei ancora libera…ovviamente!

(Cercherò di esprimermi in termini cordiali ed amichevoli)

“Non ci sentiamo da un po’ ” ? Mortaccy de pippo! Certo che hai un debole per gli eufemismi te, eh! Ma cosa intendi esattamente per “se ti andava di vederci” ?? Cioè, io e te ci vediamo sul serio o sono costretta ad ingaggiare una medium per parlare con il tuo spirito? No perchè sai, negli ultimi tre mesi m’era un attimo venuto il dubbio che fossi morto! “Molto impegnato” dici? Ah beh, io invece me so girata le doppie punte per tutto questo tempo! E ti dirò che ora che sei ricicciato fuori dal nulla cominciano a girarmi anche altre cose, che vabbè che vabbè, ma vuoi farmi credere che nella tua vita da super-uomo-impegnato non c’è mai stato tempo per un sms? Per un poke su Facebook? Che io davvero mi sono detta che magari eri finito in un protocollo di protezione testimoni o che magari t’eri fidanzato con il tuo migliore amico (i suoi jeans a sigaretta non me l’hanno mai raccontata giusta!). Che ora magari vorresti farmi credere che hai più tempo libero, che sei cambiato, che sei pronto per una frequentazione come si deve. Che il problema eri te e non io. Che non m’hai più chiesto di uscire mica perchè c’era qualcun’altra o perchè avevi capito che non te l’avrei smollata entro una settimana, no, figurati, ma perchè eri molto impegnato. Ah, già, d’altronde l’UMPD in genere è affetto contemporaneamente anche da un’altra patologia, la sindrome da Barack Obama. Che magari nel frattempo che lui s’è sbrigato i suoi grandissimi impegni (lavoro part time, torneo di poker serale con quei cerebrolesi dei suoi amici), Fabio Volo ha scritto altri dieci libri, Beyoncé ha completato il tour mondiale ed i Brangelina hanno reclutato un nuovo piccolo membro. Mi chiedi se sono “libera”? Oh ma certo che lo sono! Sono libera come una figlia dei fiori eppure per te farò un’eccezione, che piuttosto che uscire con uno come te, diventerei la migliore amica di Paris Hilton. O la tata di Belen Rodriguez.

Amiche mie, non lasciatevi ingannare da certi ritorni di fiamma, perchè l’UMPD è un po’ come l’herpes: rompe le palle, sparisce, ritorna all’attacco e poi sparisce nuovamente.
Non dovete però disperare, perchè finalmente si conosce il nome della cura di questo brutto male: il ma-chi-te-se-schioppa-vir. Da oggi anche in bustine.