Voglio una vita spericolata (che se ne frega pure dell'amore, si).

17 anni. In questo momento della mia vita sento di avere poco più di 17 anni. E se non fosse per la patente già conseguita (insieme alla laurea e ad altre cose che fanno di me una persona molto seria), a guardarmi negli occhi, si potrebbe davvero dire che ora di anni io ne abbia 17 e non quasi dieci in più.

No, la mia non è sindrome di Peter Pan (perché io le responsabilità me le sono sempre prese, anche quando avevo 17 anni sul serio e non per gioco): la mia è solo l’immensa gioia di essere tornata a vivere. A marce alte. Altissime. Come quando ti innamori o prendi l’aereo per la prima volta: che sticazzi se soffrirò o morirò, nel frattempo sono felice e trallalà.

Perché ora ho finalmente la certezza che, dopo aver ritrovato me stessa, nessuno mi fermerà più.

I sogni tornati in technicolor.

Le piccole follie da cogliere al volo.

“Yes i can” (un esame, un viaggio, un colloquio di lavoro).

I tacchi da Lolita (ma certe sere vanno bene pure i bikers di Cara Delevingne).

I baci (lenti e selvatici) tra te ed un beautiful stranger.

E pazienza se qualcuno non capirà questo mio momento. Pazienza se qualche codardo mi darà dell’anaffettiva, della forastica, della stronza: un cuore ribelle non lo si giudica, lo si lascia pulsare – libero, anarchico ed indomito – finché avrà sangue da pompare.

Che io ancora non mi sento pronta per le formalità e le gabbie dorate, che a me non me ne frega niente del principe azzurro, dell’orologio biologico o di imparare a fare la parmigiana: io ho sete di una vita a 120 km/h, di posti che non ho ancora visto, di limiti che non ho ancora superato. 

Sono la neve poco prima del disgelo.

Il vapore che si sprigiona in una stanza.

Un palloncino volato via dal gazebo del giostraio.

Rendo conto solo a me stessa.

Creedence nelle cuffie (“Have you ever seen the rain?” Si, e della pioggia mi sarei anche un po’ rotta il caizer!), il passo svelto per le vie di una città che non conosco (Las Vegas? Londra? Cordoba?) e come l’araba fenice che risorge dalle ceneri, per un attimo mi guardo indietro e non posso fare a meno di sorridere: si, ce l’ho fatta.

Ho elaborato un dolore, ho metabolizzato le sconfitte, ho fatto ordine nella mia vita e – con grande pazienza – ho estratto tutti i cocci che mi erano rimasti impigliati addosso: ora le ferite sono libere di guarire.

A 17 anni poi il sistema immunitario va che è una bomba.

cancella

Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…