"Volemose bene". Sul serio, però.

Signore mie, è arrivato il momento di crescere.
E’ giunta l’ora di fare pace con specchio e bilancia, 
con i cartelloni pubblicitari di Victoria’s Secret
 e con il punto vita di Belen Rodriguez. 
Noi donne spendiamo gran parte della nostra vita (in genere dai quattordici anni in su) a lamentarci, e per lamentarci non intendo solo riguardo a uomini, casa, lavoro, bambini che cagano come dinosauri. Noi abbiamo questo brutto vizio di trovare del tempo per lamentarci di noi stesse, quando potremmo benissimo impiegarlo per andare a fare la piega dal parrucchiere o per comprare un nuovo paio di decoltè.

O per incontrare l’uomo della nostra vita.

Tralasciando le sculate che sono nate già belle, magre e toniche come se avessero sostenuto nove mesi di pilates nel liquido amniotico, tutte le altre, noialtre, oscilliamo perennemente tra uno stato di grazia (si, oggi mi piaccio molto e se potessi mi autoimpollinerei da sola) ed uno di depressione malvagia ( sono brutta – sono grassa – nessuno mi si tromberà più).
 Si, a noi donne non piacciono le mezze misure.
 A meno che non si tratti di una taglia 42-44.

Il primo grave errore che in genere viene commesso da una donna è quello di dar peso al parere di un uomo. O meglio, un conto è il parere del tuo uomo, un conto è quello del primo imbecille che passa e che ha voglia di dar fiato ai propri pensieri. Certi uomini fanno tanto i sofisticati di sta ceppa, “No, io solo brasiliane alte un metro e ottanta”, “No se non sono bionde e svedesi non se ne parla” e poi li vedi a rimorchiare certi barconi della speranza che-che-te-lo-dico-a-fare. Certi uomini ti fanno venire i complessi sin dai tempi delle scuole medie: stanno lì ad illustrarti i loro canoni di bellezza, stanno lì a  fare paragoni di figaggine tra tizia e caia senza il minimo tatto nè nei tuoi confronti nè verso quelli dei tuoi rotolini adolescenziali. E poi te li ritrovi lì, a fare il filo a Cosetta.
Che non è nè tanto bella, nè tanto magra, nè tanto alta. 
E’ semplicemente troia.
Il secondo grave errore che in genere commettiamo è quello di confrontarci con le altre. Una donna non si confronta con un’altra femmina qualsiasi, in genere ella si confronta con quel tipo di donna che come minimo fa la ragazza immagine da quando aveva dodici anni. Poi dici che una si deprime. Poi dici che una cade nella sindrome del sono-cessa-sono-grassa-fateme-morì.
Ti sei mai chiesta se (lei) sappia anche parlare e mettere i numeri da uno a dieci in ordine decrescente?
Ti sei forse chiesta se (lei) non abbia per caso l’alitosi o un piedino numero 46?
Ti sei chiesta se (lei) non sia, che so, frigida o acida come lo stracchino vecchio di due settimane?
Si, bella sto cavolo. Provaci tu ad andare a letto con un tronco di pino e poi ne riparliamo.


Quello che dovremmo imparare una volta per tutte è che la chiave della felicità risiede nell’essere sicure di noi stesse: la sicurezza della propria femminilità, come tutte le cose della vita, la si acquisisce con l’esperienza. 
E’ come imparare a camminare sui tacchi. 
E’ come imparare a stendere l’eye-liner senza sbavature.
Devi capire che, per quante diete tu possa fare, per quanti ritocchi tu possa regalare al tuo corpo, ci sarà sempre una più bella o più stilosa di te, così come ci sarà sempre un cafone pronto a guardarti come l’ultimo insaccato rimasto sulla terra. That’s life, baby: non si può piacere a tutti, nè si può essere necessariamente la reginetta del ballo o del bar sotto casa.
Certi sguardi, certi confronti devi imparare a lasciarteli scivolare addosso, come gocce di pioggia su uno splendido trench Burberry.

Se senti il bisogno di intraprendere una dieta o di regalarti una coppa c, fallo. Ma solo se credi sia l’unico modo per stare meglio con te stessa e non per piacere a tutti i costi ad un lui o ad una lei. Impara ad arrenderti di fronte alle bellone di turno e a fare chapeau : impara piuttosto a prendere spunto da loro su come curarti, su come valorizzarti. E non credere che si viva di sola bellezza, o che bastino un paio di gambe scultoree per fare di te una donna felice. A meno che tu non abbia il cervello di Paris Hilton.

Prendi il tuo corpo come una casa nuova da arredare.
Magari è un pò più grande del dovuto,magari il balcone non è un granchè.
Magari la facciata non sarà inserita sulla copertina di Casa Viva, ma puoi sempre renderlo accogliente ed invitante.
Prima di tutto, volendo bene a te stessa. 
Una volta per tutte.

Ps. Come potrete notare sulla colonna di destra, ho aderito ad una iniziativa lanciata dalla blogger di Morbida la Vita. Per conoscere meglio di cosa si tratta, vi invito a cliccare sul bollino “Portatrice bona di curve”!