Wonder-Woman si fa di xanax e camomilla: ecco perchè anche le super-eroine contemporanee rischiano di andare in analisi.

Come molte altre mie coetanee, sono reduce da un anno pieno ed intenso.

Tanto per usare un eufemismo.
Volendo tralasciare tutta quella serie di impegni che la vita (che hai scelto di fare) ti chiama a presiedere (nel mio caso: lezioni universitarie, esami, tirocinio, lavoro part-time e cura del blog), ci sono poi da prendere in considerazione tutta quella serie di situazioni che noi stesse ci imponiamo di affrontare nel corso dell’anno per sentirci complete e…all’altezza delle altre. Situazioni che, sommate a quelle di cui sopra, inevitabilmente ci sovraccaricano. E ci fanno passare di ruolo nel club delle esaurite.

 L’abbonamento semestrale in palestra, da sacrosanto diritto di ogni donna che voglia tenersi in forma, mano mano assume così le sembianze di un obbligo morale e civile, in cui riuscire ad incastrare perfettamente la lezione di body-pump delle ore 14 (fascia oraria sicuramente più adatta ad una casalinga che ad una studentessa come la sottoscritta) con la pausa pranzo ed il lavoro part-time del pomeriggio. 
I weekend fuoriporta tra una sessione d’esame e l’altra, da entusiasmanti viaggi di piacere, si trasformano invece in delle vere e proprie tragedie femminili (nei casi più gravi, innaffiate da un pianto greco talmente disperato da far rimpiangere quello di Andromaca ai tempi de L’Iliade di Omero): la valigia da fare all’ultimo minuto (“e mo che cazz mi porto?” – “ma i tacchi li devo portare?” – “ciccia, scusa se ti chiamo a quest’ora della notte…ma tu che cosa hai messo in valigia?“), la stessa valigia da pesare (e da riassemblare) all’ultimo minuto (“60 chili?! Ma ci ho messo solo tutto il contenuto dell’ala ovest della mia cabina armadio!“) il check-in on-line da stampare (con l’inchiostro della stampante sempre in riserva…), i teatrini davanti al metal-detector (“quando imparerò a partire con le ballerine invece che con i bikers con più borchie del chiodo di Sid Vicious?!? Quando?!?“) e quelli al gate d’imbarco (“Aspettatemiiiii!“).

Gli aperitivi con le amiche (che meritano un’agenda a parte), le cene e gli eventi mondani a cui presiedere (leggi, ennesimo pianto greco del “non ho mai un cazz da mettermi”), i flirt e gli appuntamenti galanti (che ci impongono non solo di rinnovare seriamente l’abbonamento dall’estetista e di rispolverare l’arte di usare il silképil – manco fosse una katana giapponese -, ma anche di dire addio una volta per tutte a quell’innocuo accenno di ricrescita che affiora dal bulbo pilifero a poche settimane dalla ceretta). E non parliamo poi di quando ci si impegna sentimentalmente: cene e cenette, pranzi e pranzetti, l’aperitivo per conoscere i tuoi amici, l’aperitivo per conoscere i suoi amici (che non facevamo prima a fa un bell’aperitivo di gruppo, dico io?), lui che si destreggia in cucina, te che ti destreggi nell’arte del take-away, i cioccolatini a San Valentino, i cioccolatini al mesiversario…e poi tu, giustamente, ti avvii verso la lenta trasformazione in Ursula, l’acerrima nemica chiattona di Ariel. 
Uuuuuuh. (ululato di rassegnazione)
E pensare che qui, signore mie, c’è ancora qualcuno che si permette di fare battute sulla (mia) sindrome premestruale. Capite? Qui qualcuno c’ha ancora da ridire se magari una volta al mese, con la scusa degli ormoni, mando affanculo mezzo mondo. Se magari mi scappa un lamento, una smorfia di disappunto, un sospiro di amarezza. Ma voi dovreste ringraziare tutti i santi del calendario se a quel paese non vi ci mando ogni singolo giorno che il signore ha creato! E scusatemi tanto se non sono Kim Khardashian con la quinta elementare (in senso lato, s’intende!), la personal assistant e mezzomondo che la idolatra per il suo (oggettivo) culone. Che alle comuni mortali come me, se ce viene su il culone, se non riusciamo a gestirci autonomamente la tripletta dell’esaurimento (carriera-vita sentimentale-tempo libero) e se non siamo in grado di essere all’altezza di ogni stramaledetta situazione…non ci stanno calze contenitive che tengano, cari miei!

“Signorina, allora…cosa le porto? Un Cosmopolitan? Un Margarita?”
“Ah regazzì, portame ‘na bella camomilla corretta e fatte li cazz tua.”