You can leave your hat on…

E certe, onestamente, farebbero bene a tenersi “addosso” tutto il resto dell’outfit.

Se Youtube è il punto di ritrovo degli psicopatici (leggi, Gemma del Sud), Facebook è ormai diventato il circolo bocciofilo dei morti di faiga. Non bastava la farfallina di Belen, nè tanto meno il suo video porno casareccio: le chiappe al vento della bocconiana Sara Tommasi o le dichiarazioni della ragazza con due vagine, erano, a quanto pare, solo la punta dell’iceberg. Da quasi un mese infatti, non c’è giorno che sulla mia homepage non compaia l’ennesimo link sul fantomatico spogliarello di una certa Marika Fruscio in onore della vittoria della Coppa Italia da parte del Napoli. Ho sempre declinato candidamente la visione di questo pezzo di alta storia del burlesque, perchè onestamente di poppe e culi non me ne sbatte niente, limitandomi così a scorrere la home alla ricerca di una notizia più interessante. 
Tipo una svendita al settanta percento da Giuseppe Zanotti in Via del Babuino.
Oggi, manco a farlo apposta, mi sono trovata di nuovo la notizia davanti alle balle, tra un video di Au se te pego ed una citazione di Alessandra Amoroso (si, devo fare assolutamente pulizia tra le mie amicizie): allora non ci ho visto più e mi sono detta che se sta notizia gira da un mese, molto probabilmente per gli uomini ci sarà da guardare e per le donne ci sarà da prendere appunti, che manco-un-paio-di-quaderni-ti-bastano.
Ora, non vorrei fare la Dita Von Teese dei poracci, però sinceramente mi chiedo la signorina Fruscio che idea abbia del termine spogliarello. Se mi dici spogliarello posso pensare, che so, alla scultorea Demi Moore ai tempi di Striptease (di cui mai e poi mai ti saresti aspettata una cornificazione plateale da parte di uno che, quando lei girava le suddette scene, giocava ancora con i Lego e si succhiava il pollice), mi verrebbe poi in mente l’indimenticabile Sofia Loren ai tempi di Ieri, oggi, domani (che come si toglie i collant lei, manco le tizie della Golden Lady – I’m lost without you!) o al massimo potrei pensare alla celebre desnudazione “cacio&pepe” di Sabrina Ferilli ai tempi dello scudetto della Roma.



Invece, a quanto ho potuto vedere, per Marikona fare uno spogliarello equivale a calarsi fino alle caviglie una sorta di pareo/vestaglia da casa, per poi lanciarlo verso il pubblico in studio con tanto di calcio rotante alla Xena, un pò come mi spoglio io quando torno dal mare con il prendisole e la salsedine appiccicati addosso. E vi assicuro che non è un bello spettacolo. 

Per il resto della performance, la non meglio identificata soggetta, non fa altro che ondeggiare su se stessa, con un bikini turchese pronto ad esplodere all’ok della regia e con indosso un cerchietto e un paio di orecchini, comprati di fretta e furia dai cinesi un minuto prima di entrare in scena. Cara Mary, tralasciando il fatto che tra un pò si svestono meglio le ultrasessantenni che incrocio nello spogliatoio della mia palestra, mi chiedo se hai avuto modo e coraggio di riguardarti da casa. Lo so, è difficile, ma cerchiamo di affrontare questo problema insieme.
Punto uno: se una non è capace a fare niente, non è obbligata ad andare in televisione. Il fatto che tu abbia partecipato come corteggiatrice a Uomini e Donne poi aggrava ulteriormente la tua posizione.
Punto due: se una c’ha le tette grosse come la casa di Barbie, dovrebbe scegliere indumenti (e performance) che la valorizzino e che non la facciano sembrare una balena durante la stagione della caccia giapponese. Ti parlo da portatrice sana di tette, quindi risparmiati la storia dell’invidia: no, non sono una detettata incattivita, sono piuttosto una che, prima di nascere, si è fatta un culo così per mettersi in fila sia per le tette che per il cervello, rinunciando ad altezza, tolleranza e spirito friendly nei giorni del ciclo. 
Punto tre: Maria De Filippi non ti ha insegnato che non si da mai il culo alla telecamera durante le riprese? Per quale motivo, quando ti viene chiesto dal presentatore di stenderti sull’asciugamano bianco azzurro, lo fai come si farebbe sul bagnasciuga di Fregene, rimanendo poi lì, impalmata, con la pancia in dentro e la posa da pornodiva?
Mary no, non è questo il modo giusto per far rivalutare il genere curvy.
Non è questo il modo per trasmettere alle nuove generazioni la genuinità della dieta mediterranea.

Tutto quello che traspare è che se c’hai le tette, sei una bambolona gonfiabile e che probabilmente di contenitivo c’hai solo il reggiseno, visto che la tua scatola cranica fa acqua da tutte le parti. Un pò come la storia che tutte le bionde sono stupide o che quelle nate sotto il segno dell’acquario la danno via come la lingerie a buon mercato. 

Si, sono profondamente stanca della televisione inutile, della volgarità gratuita e delle donne che si vendono come i materassi della Eminflex. Sono arcistufa di impugnare lancia e scudo ogni giorno, cercando di guadagnarmi la fiducia dei colleghi maschi, facendogli capire che imparerebbero più cose ascoltando quello che dico, piuttosto che perdendosi nella mia scollatura. Che una donna non è solo tette, culo e focolare. Che noi un cervello ce l’abbiamo, e c’abbiamo pure un paio di palle metaforiche che a confronto Chuck Norris è Marcellino Pane e Vino. Che un giorno gli saremo compagne di vita e non solo di letto. Che lavoreremo al loro fianco per avere una famiglia, e non solo per farci mantenere.

E poi arrivano Marika, Belen, Sara, Noemi, Ruby, Elisabetta, Paris, Raffaella e Melissa a romperti le uova nel paniere. 
Fanculo l’intero genere femminile, io da oggi combatto solo per me stessa.
E per le mie lettrici.