Di solitudine non si muore: ora lo so.

Un giorno una persona  mi ha chiesto “hai mai sofferto per amore?”.

Settantadue ore dopo, un’altra ancora, avendo cura di mettere per bene il ditino nella ferita, mi ha chiesto “ti sei mai sentita sola?”

Non so se sia il trending del momento o se tra me ed i miei lettori esista una fortissima telepatia meritevole di un approfondimento by SuperQuark (Alberto, chiamami!), ma nel giro di pochi giorni sono stata investita da decine di messaggi in cui mi si chiedeva di fare un po’ di luce nel tunnel dei sentimenti bui.  Ed allora, con il rimbombo del ticchettio di quelle gocce poi divenute temporale, è come se avessi sentito vibrare un campanello nello stomaco (in genere è il reflusso, ma stavolta era proprio un campanello, giuro):  improvvisamente ho sentito il bisogno (!) di mettere nero su bianco quanto mi era stato chiesto. Ho sentito il disperato (!) bisogno di tornare a scrivere. Almeno per oggi.

Si. 

La risposta al “hai mai sofferto per amore?/ti sei mai sentita sola?” è S-I.  Un “si” di quelli grossi come una casa e profondamente liberatori.

In questa social-society in cui tutti, da Kim Kardashian a Lella la bidella, postano immagini e contenuti privi di imperfezioni, io invece voglio viverlo chiaro e tondo: nessuno (n-e-s-s-u-n-o) è immune al dolore e alla solitudine. Pure quelli con 3,4 mln di follower su Instagram soffrono per amore (e non solo), potete giocarvici la collezione di palette della Urban Decay, sorelle.

Sappiate infatti che non esiste vaccino in grado di debellare le pene d’amore, a meno che non apparteniate alle uniche due categorie di persone che possono vantare il primato di “zero sofferenze forever”: i sociopatici e quelli che non si mettono in gioco nei sentimenti (se passate per bene in rassegna i profili caratteriali dei vostri ex, è anche possibile che vi accorgiate di averne avuto uno con entrambe le caratteristiche eh…). Sperando vivamente che non apparteniate alla prima categoria, mi chiedo, volete davvero essere una di quelle persone che ogni giorno si precludono la meravigliosa opportunità di aprirsi al mondo e agli altri solo per evitare di finire sotto ad un treno (nel senso più poetico del termine)?

Ed a chi mi chiede poi come poter sopravvivere alla solitudine o alla fine di una storia d’amore (situazioni che talvolta possono addirittura coesistere, come se la combo “ciclo a ferragosto” non fosse già abbastanza “challenging”) rispondo che il primo passo da fare è accettarlo. Dobbiamo accettare una volta per tutte l’idea di poter soffrire nella nostra vita. Le fregature, le pugnalate, gli abbagli, le tragedie e le cose che prima o poi – vuoi o non vuoi – finiscono, fanno “semplicemente” parte del gioco e vanno ad arricchire il nostro bagaglio di esperienze sul pianeta terra. A patto che lo vogliamo davvero, ci renderanno più sagge e più forti di ieri (“soffrire è umano, farsi fregare due volte è…”).

Bene.

Una volta accettata la possibilità di avere il cuore in mille pezzi, il secondo step è ancora più catartico del precedente, amiche: bisogna raddrizzare il tiro della nostra esistenza. Fin da piccole ci viene insegnato a dare peso a come gli altri ci trattano e considerano, come se il nostro valore dipendesse da quanti amici, corteggiatori, fidanzati, gatti e pesci rossi abbiamo e non da chi sappiamo di essere nel profondo. Il mondo dei social poi non aiuta di certo, con il numero di followers, like, cuori, pollici e zucchine in bella vista, pronto a decretare se tu sia o meno una persona di successo. Ma mica lo so se la sfigata sei tu, seguita solo da zia Ada ed il club dell’uncinetto di cui fai parte con orgoglio dal 2013, o Tizia che invece si compra 1000 like a botta. Perché  lo sapete che c’è gente che si compra i follower ed i like, si vero?

Comunque, dicevo: bisogna raddrizzare il tiro della nostra esistenza. Bisogna spostare l’attenzione dagli altri su noi stessi, perché escluse quelle poche persone (a volte una sola, magari pelosa ed a 4 zampe) che ti porti dietro con fedeltà da una vita, gli altri vanno e vengono, amica mia. Il tuo successo e la tua felicità non possono dipendere dal numero di telefonate ricevute o da quante persone ti chiedono di uscire, così come non devi lasciarti intristire dall’amica che se n’è andata senza dire nulla o dal fidanzato che ti ha mollato dopo averti cornificato: ma meno male che se so levati dalle palle, guarda!

Il tuo valore è invece decretato dalla donna che scegli di essere ogni giorno: nelle sfide che abbracci, nei successi che ottieni, nei fallimenti che superi, nelle lezioni che dai e ricevi, nell’amore che metti in ogni cosa che fai, nel sapere chiedere scusa quando sbagli, nel buttarti il passato alle spalle, negli obiettivi che ti prefiggi, nella piccola creatura multitasking che sei fin dalla nascita. Ed è su quella strada che potresti incontrare persone migliori di quelle conosciute fino ad ora. Essere “sola”/ single / lasciata all’altare/ tradita da un’amica (che è anche peggio) non equivale ad essere una persona finita. Non sei mai veramente sola (e finita) finché avrai te stessa dalla tua parte. In più, non c’è sofferenza d’amore che una donna che si ama e si rispetta non possa archiviare.

“Feeling the catastrophe, but she knows she can fly away
Oh, she got both feet on the ground
And she’s burning it down
Oh, she got her head in the clouds
And she’s not backing down

This girl is on fire…”

Infine, non sempre la “solitudine” è un male, anzi. La solitudine a volte può anche essere una scelta: la solitudine “bella” è quella di chi ha il coraggio di sbarazzarsi di amori tossici, amicizie false, persone negative per ritrovare se stesso. E’ quella di chi ha accettato (e superato) l’idea di avere il cuore in mille pezzi e di aver anteposto, ancora una volta, il suo bene all’opportunismo degli altri. E non è questione di avere palle e cose simili: è questione di avere grande amore. In primis, per noi stesse.

 

 

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…