Il mio sacrosanto diritto di fallire.

Ho “fallito”. Non sono perfetta. Sticazzi. (Fine.)

E se devo proprio chiedere scusa a qualcuno in merito a tutto questo, beh, allora chiedo scusa a me stessa. E le chiedo scusa non per “la cosa x” che non sono riuscita a  fare, ma per averle fatto credere – anche solo per un momento – di essere una specie di “manuale vivente del successo” e non un essere umano a cuore battente. Le chiedo scusa per non aver sempre rispettato i suoi tempi e l’orologio biologico di certe sue ferite, per averle spesso imposto scadenze ed obblighi senza ascoltare le sue esigenze. Le chiedo scusa per tutte quelle volte in cui, accecata da il sogno, l’obiettivo e l’ambizione, l’ho vincolata a “la cosa x che andava fatta” e non a quella che l’avrebbe invece resa felice.

Una persona orribile, lo so, ma (per la cronaca) mi sono già perdonata. Un pochino, almeno.

Dicono che “Tu sei quello che fai“. E potrei essere anche d’accordo.

A patto però che tra “le varie cose x” da fare, ti vengano riconosciute pure: metterti in pausa quando chiunque avrebbe continuato, commettere lo stesso errore, cambiare idea più di una volta, mollare sul più bello (?), crollare come un castello di sabbia, passare un intero pomeriggio a guardare Netflix invece di conquistare il mondo, mangiare la Nutella con il cucchiaio da cucina, fare sesso con la persona sbagliata (?), prenderti una sbronza colossale la sera prima del matrimonio di tua cugina.

A patto che ti vengano riconosciute senza giudizio o senso di colpa alcuno, certo.

Perché “tu sei quello che fai” anche quando esci fuori dal selciato, anche quando fai confusione tra bussola e Maestrale, anche quando non riesci ad essere la versione migliore di te stessa. E va bene così. Dipende tutto da quale prospettiva osservi la tua vita.

“Fallire” non come scusa per autocommiserarsi, ma come concime indispensabile per crescere. “Fallire” come sacrosanto diritto riconosciuto a chiunque (sempre che “mangiare la Nutella col cucchiaio da cucina” sia considerato effettivamente un fallimento).

Fallire” e perdonarsi subito. “Fallire”, incazzarsi, trascorrere tre mesi nel melodramma, “all by myself nananana anymore“, infine perdonarsi: ah che cosa meravigliosa gli ormoni, ragazze.

Perfino la scienza ce lo riconosce (approfittiamone, cazzo)!

D.

Ph Credits: VogueAndVodka

andare via viaggio

Prima di andare via.

*Prima di andare via.* Ci sono viaggi che diventano delle vere e proprie piccole benedizioni: ti si spalancano davanti…

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…