Meglio sole che Mark Caltagirone accompagnate.

C’è del genio. Si, al di là che la questione sia mendace o vera al 100%, bisogna ammettere che in Pamelona nazionale c’è (stato) del fottutissimo genio. “Come cavolo ho fatto a non pensarci prima pure io?!” mi sono chiesta qualche giorno fa, non senza una punta di severità, durante il tragitto casa-parrucchiere. *Biiiiiiip! “Forza amò…è una rotatoria…non la circumnavigazione dell’Africa!” (rumore di sottofondo)* E così, ingranando la quarta laddove al massimo mi sarei dovuta attenere alla terza, sono stata letteralmente attraversata da un lungo flashback con gli ultimi trascorsi della mia vita: come ho potuto fare mio il triste prototipo Bridget-Jonesiano (leggi, “provare profondo imbarazzo nell’essere l’unica single al matrimonio di Tizia Cacchia“), invece di sedere con aria leggera alle cene tra parenti, sfoderando il mio migliore abito di paillette (Zara, collezione 2015) e millantando l’esistenza di un misterioso fidanzato?! *Semaforo rosso.*  Inchiodo. Vengo rapita dai pensieri: Ciak, si gira!

“Allora, ti sei fidanzata?”

“Si.” – dico con un filo di voce. Segue una breve pausa carica di suspense. Poi, senza perdere la mia allure alla Greta Garbo, cambio argomento: “Qualcuno mi passerebbe i puparuoli mbuttunati, per favore??”

Silenzio. Zia guarda zia di secondo grado. Zia di secondo grado guarda nonna. Nonna guarda l’icona della Madonna di Pompei appesa sopra la consolle della cucina. Poi si fa il segno della croce.

“Uuuuuh finalmende!” – nonna si alza dalla sedia con lo stesso slancio dei finti invalidi beccati dalle telecamere a circuito chiuso. Ora solleva in aria il ruoto dei puparuoli mbuttunati come Rafiki nella scena iniziale de “Il Re Leone”. Poi prosegue: “E come si chiama, annonna??”

“Mark. Mark Caltagirone.” – rispondo prontamente, portando con aria teatrale una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

Zia strabuzza gli occhi sopra le lenti multi-focali. Zia di secondo grado sembra Lori Del Santo davanti alla spiegazione dell’aoristo. Nonna mi guarda interdetta come se le avessi appena mostrato un silk-èpil: non è sicura di aver capito bene.

Macch-chi?” – Ora c’è della Valeria Marini in lei.

“Mark Caltagirone, nonna” – insisto. Però, suona davvero bene, mi dico. Caltagirone. Mark. Un po’ globe-trotter, un po’ armatore napoletano, un po’ pornoattore. Confonde, incanta, ti catalizza l’attenzione: che figata di nome! Ed è proprio in questa mia fase di autocompiacimento, che vedo nonna muovere le labbra senza emettere alcun suono, sempre con l’espressione interdetta da primo incontro con un silk-èpil che crede essere un pela-patate (ed in un certo senso…): è molto probabile stia provando a fare lo spelling del nome. A modo suo, ovvio. Non mi stupirei se ora dicesse tipo “Ah, si chiama Mario Calabrone? Ma è imparentato con quelli della macelleria Calabrone?”, ed invece nonna glissa con classe da star del poker.

“Vabbè annonna, purché ti voglia bene.” – dice tutto d’un fiato.

“E quando ce lo presenti?” incalza prontamente mia zia, con lo stesso tono inquisitorio partenopeo di una diffidente Karina Cascella.

“Spero presto.” mento, buttando giù un sorso di gazzosa come fosse Chardonnay. Poi guardo con pathos in camera 5 (mia zia di secondo grado/Lori Del Santo, ancora verosimilmente in fase di stupor), come se fossi la protagonista innamorata in una telenovela argentina.

“E vabbè, ma allora dillo…dillo che mi vuoi far morire senza farmi sto regalo!” esclama offesa mia nonna, non senza prima avermi schiaffato quattro puparuoli mbuttunati nel piatto: i nipoti so’ piezz e core, pure quando non ti vogliono presentare ‘o boyfriènd.

“Nonna no! Non dire così! – colta alla sprovvista, cerco prontamente di rassicurarla – “Mark è solo molto discreto…ma ti assicuro che avrai l’esclusiva sul primo incontro in famiglia.”

Zia storce il naso: ora sembra Karina Cascella posseduta da Roberto D’Agostino. Alla prima scusa utile, andrà in soggiorno a setacciare i miei social  con il suo iPhone 4s, ne sono certa. Nonna invece mi sta guardando bonaria come Mara Venier: sento una piccola stretta allo stomaco e no, non è colpa dei puparuoli mbuttunati.

“Ma non è che stu Marco è vegano, annonna? Guarda che io la lasagna la posso fare pure senza purpettelle e salsiccia, eh. Poi magari giusto giusto un poco poco di mozzarella…ma tanto mica se ne accorge…ci metto tanto sugo che non se ne accorge. Statti tranquilla.”

La stretta allo stomaco all’improvviso si fa insopportabile, e le paillettes che ve lo dico a fare: mi sento una stronza anche solo per aver immaginato tutto.

*Trrrac.* Tiro su il freno a mano: come al solito sono riuscita a trovare parcheggio solo a ridosso delle linee a zigzag della fermata del bus. Born to be wild: pazienza, guagliò.

Ad ogni modo, quella che fino a qualche minuto fa sembrava essere un’idea geniale, ha ora assunto dentro di me le sembianze di un pericoloso boomerang appuntito, in grado di ferire chiunque. In primis chi amo. Che poi io le bugie neanche le so dire, e personalmente ho chiuso con quella fase della mia vita in cui “Mamma resto a dormire da Marta!” (Marta che in realtà si chiamava Luca, era alto un metro e ottanta centimetri, e con i centimetri fermiamoci qui amiche, che è meglio).

Sono “sola”. Si, in questa fase della mia vita sono “sola”. Ed il bello/brutto è che non c’è un particolare motivo: semplicemente (l’amore) non è (ancora) accaduto. Avrei potuto accettare grandi compromessi, rinunciare alla mia libertà, continuare a stare con qualcuno pur di non rimanere sola, ma ho deciso di non farlo. Ci sono giorni in cui non mi pesa affatto, talmente tante sono le cose da fare e di cui gioire. Ci sono giorni in cui invece mi sento come Anna Karenina: figa, ben vestita e letteralmente sotto ad un treno. E’ così, punto. Pazienza se dovrò continuare a “deludere” le aspettative altrui (nonna, zia uno, zia due ecc ecc.) sul mio orologio sentimentale: sono una donna, non sono una crescenza con la data di scadenza. E onestamente non ho proprio nulla di cui vergognarmi. A differenza di molte altre. Fidanzate, sposate e non.