passato

Passato: istruzioni per l’uso.

L’unica cosa che non si può cambiare è il passato“. Alcuni ce lo dicono con la stessa facilità con cui ordinerebbero una pizza da asporto. Beati loro: archiviano rimpianti, nostalgie e rimorsi sotto la voce “una margherita con impasto di kamut, grazie”. E qualora non ci fosse quello di kamut, per loro andrà benissimo anche l’impasto tradizionale. Senza rancore – ovviamente. Ripeto: b-e-a-t-i  l-o-r-o.

Tu invece nel passato ci sguazzi. O meglio, ti fai almeno quaranta vasche al giorno, tipo Federica Pellegrini.

Se avessi…

Se non avessi…

Se iiiooo, seee leeeiii…ah no scusate, quella era un’altra storia.

Comunque.

Il presente ti entusiasma, il futuro non ti fa paura (dopo il laser al diodo nella zona bikini, si può superare qualsiasi cosa, ormai lo sappiamo) eppure (eppure!) non puoi fare a meno di fermarti ogni tanto a pensare. “Se avessi/non avessi fatto certe cose, magari adesso (si, adesso!) avrei tutto quello che mi manca.”

Vi riporto il mio esempio. Mi fermo spesso a pensare chi sarei oggi se avessi intrapreso la carriera di giornalista e non quella di medico. Ogni tanto mi rimprovero di non essermi trasferita a studiare altrove: magari avrei già incontrato l’amore della mia vita. Non posso poi fare a meno di chiedermi se quel pezzetto di felicità che non sono mai riuscita a trovare in alcun luogo ed in alcun tempo fino ad oggi vissuto, magari mi stesse aspettando proprio dietro l’angolo che non ho svoltato. E magari era uno di quei pezzetti di felicità con “timer”: è inutile tornare indietro, il tuo tempo è ormai scaduto, bitch.

Non lo so. Non lo saprò mai. Ed i “forse” fanno male più degli schiaffi in faccia. Il tempo ormai andato ti ferisce poi più degli amici che smettono di farsi sentire. E comunque si, è vero: l’unica cosa che non si può cambiare è il passato. *Questa volta però da leggersi con la profondità di Gassman in Amleto*. Amen, amici. C’è poco da fa’.

Ho comunque buone notizie per noi. Oltre a quello che non abbiamo vissuto, esiste un altro tipo di passato: quello che ci ha condotti fino a qui. E non c’è bisogno di esaminarne fotogramma dopo fotogramma: basta un rapido flash per metterlo a fuoco.

Perché se quello “ipotetico” viene a bussarti davanti alle difficoltà del presente che hai scelto, il passato che hai vissuto per davvero è invece parte indissolubile di te. Lo indossi e lo porti dentro allo stesso tempo. Ce l’hai scritto sulla pelle e negli occhi. Si muove e parla come te. Ti guida anche quando pensi di essere solo, ti salva spesso dai guai. E’ la persona che sei diventata oggi (e se ti sei fermat* a leggere questo blog, tu ed il tuo passato non dovete essere poi così male…)

Quindi.

Accantoniamo per un attimo le occasioni perse ed i giorni di dolore (e comunque non è detto che non ne avremmo vissuti di peggiori se avessimo fatto scelte diverse). Concentriamoci invece su tutto quello che ci ha arricchito (e che non è detto avremmo vissuto se avessimo intrapreso percorsi diversi). Le emozioni vissute, le persone che ci hanno reso migliori (alcune durate un paio di stagioni, altre invece ancora al nostro fianco), le battaglie vinte, le lezioni di vita, i luoghi meravigliosi che abbiamo visitato, i piccoli miracoli che ci resteranno dentro per sempre.

Saremmo davvero pronti a tornare indietro nel tempo, svoltare diversamente al bivio e (forse) precluderci la possibilità di vivere tutto questo?

Non sempre la vita va come vorremmo e spesso falliamo, è vero. Siamo però (più o meno) sempre in grado di sterzare quando sentiamo che stiamo perdendo la rotta verso la felicità. Una felicità che probabilmente non ha né timer né fissa dimora dietro un certo angolo da svoltare: una felicità che invece più verosimilmente si costruisce giorno dopo giorno. Anche con la sabbia del più sconfinato tra i deserti. E che comunque, se il navigatore ritiene lecito proporre “fai una svolta ad U” in piena autostrada, non vedo cosa ci vieti di cambiare direzione nella nostra vita ogni volta che lo riteniamo necessario.

Resto poi sempre del parere che se una cosa ti appartiene per davvero, prima o poi ti troverà. E nel mio caso, al di là delle scelte fatte, della professione svolta e della città in cui vivrò, ritengo sempre altamente probabile avere un giorno una rubrica tutta mia su un magazine al femminile di successo. Che come canta Tiziano, accetto (nuovi) miracoli pure io.

Foto credits: tumblr, weheartit

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