Single Ebbasta. Che sugli uomini ho già detto tutto.

Abbiamo trent’anni, siamo single e questa non è certo la New York di “Sex and The City”. Ma manco per niente. Gli uomini interessanti si dividono tra i legalmente/sentimentalmente impegnati (almeno sulla carta) e quelli che cadono sotto il profilo scolastico del “è carino, ma non si applica”. Sui casi umani eviterei invece di soffermarmi, perché tra meme, programmi televisivi e sedute spiritiche con tentativo di invocazione di Freud, è davvero stato detto tutto, amiche. Devono campa’ pure loro, chest’è.

E quindi, anche quest’anno:

  • Ti toccheranno almeno due-barra-tre matrimoni da invitata single (se esistesse una piattaforma tipo Booking per aggiudicarti il miglior posto al tavolo degli scapoli, da mo’ che avresti sbloccato il livello “Genius”!), occasione nella quale – senza apparente ragionevole motivo – verrai spinta in prima fila durante il lancio del bouquet della sposa, manco si lanciassero rampolli Agnelli.
  • Sarai più volte colta dalla tentazione di seguire il richiamo della foresta che si cela sotto il nome di Tinder. E allora, due saranno i tuoi possibili destini. UNO. Single, fragile, umana ed ansiosa di prendere aria (come la cucina di Benedetta Parodi al termine di ogni puntata): cederai, chatterai e magari ci uscirai pure, rendendoti però ben presto conto che sarebbe stato meglio impiegare tutto quel tempo su YOOX. DUE. Ti stringerai forte all’albero della nave – un po’ Ulisse con il canto delle Sirene, un po’ J.Lo in Hustlers – e vincerai la tentazione di riscaricare l’app che giace voluttuosa nella memoria del tuo iCloud. Indomita romantica battagliera single, ti imporrai di conoscere persone interessanti nella vita reale. Per il resto, che ti mettano pure nel freezer come Milly Carlucci, ah! E niente, sono già due anni che tua madre ti rimprovera che le togli troppo spazio nel vano destinato agli avanzi della cacciagione.
  • Ti imbatterai in ometti, ominicchi ed ominidi. Ci sarà quello che ti scambierà per un trofeo, quello che sul più bello tirerà fuori il cellulare per guardare i risultati dell partite, quello che ti dirà di andarci piano (e magari c’hai tatuato “born to run” sulla schiena). Il paroliere, il finto wild, il “non sapevo di essere sposato”, lo scontato più degli stracci messi in saldo da Zara. Quello che non ti vorrà mai davvero fino in fondo, quello che pensa che siccome c’hai lo shatush biondo allora sei scema. Ogni volta tornerai a casa e ti dirai “Dio che noia: era meglio se mi andavo a spaccare l’interno coscia con i sumo squat“.

Ecco, sfatiamo il mito che quanto scritto fino a qui ci sia indifferente: essere single a volte è come sentirsi una Ferrari in una concessionaria di macchinette per quattordicenni. Anzi una Lamborghini. Una sfavillante Lamborghini che twerka sul palco dell’Ariston con Amadeus che porta i sali al signore seduto in seconda fila. Sfatiamo poi anche il mito che il problema in questione sia il nostro: il problema è tutto “vostro”diversamente gentlemen. E Dio non c’ha di certo messo al mondo per risolvervelo, sorry.

Se siete l’anello mancante tra uno zerbino ed uno scolapasta (ovvero, boh?), ripeto: non è un nostro problema. Siamo invece su questo pianeta con la più bella delle mission: viverlo al massimo. Oggi da single, domani chissà. Energiche e propositive, indipendenti e forti, leggere e vibranti (e non certo per merito di un vostro bip su WhatsApp): come Britney, sopravviveremo a questo “infinito” 2007 sentimentale. Nel frattempo se stamo a fa’ gli anticorpi con gli *ometti, ominicchi ed ominidi* di cui sopra.

Ph credits: vogueandotherpleasures.tumblr.com

andare via viaggio

Prima di andare via.

*Prima di andare via.* Ci sono viaggi che diventano delle vere e proprie piccole benedizioni: ti si spalancano davanti…